Quando si parla di comunicazione, non significa solo fornire gli elementi che si vorrebbero vedere pubblicati, scordando le informazioni che forse possono essere trascurabili o meno importanti per chi formula il comunicato, ma che spesso sono rilevanti per chi viene chiamato alla diffusione.
Mi spiego. Ricevo con una certa frequenza comunicati stampa che riportano nome dell’artista, titolo del brano, spesso qualche nota sullo stesso e addirittura c’è si dilunga in dettagli riguardanti le tecniche di esecuzione della canzone, questi si assolutamente secondari agli effetti della diffusione. Poi scopro però che manca un minimo di biografia dell’artista, la cui identità è spesso celata da un nome d’arte, non c’è un luogo di nascita né una data ma, soprattutto, manca il percorso artistico precedente all’ultimo lavoro. Simili comunicati possono forse andar bene per le radio, non altrettanto per riviste cartacee ed online.
Altro problema: pare che per molti Uffici Stampa esista solo la piattaforma Spotify. Comprendo bene che quello sia il sito che fa le classifiche, le playlist, insomma quello che forse più di altri appaga le ambizioni degli artisti. Ma vi sono anche riviste online, come nel caso di Musicamag, che prestano molta attenzione ai video che accompagnano i brani o alle copertine dei cd e per questo è necessario il link di Youtube. Quindi, un comunicato completo ed esauriente, deve avere una bio sintetica dell’artista ed i link, quanto meno, di Spotify e Youtube e poi se si vuole anche di altre piattaforme.
Concludo associandomi all’Osservatorio sulla Comunicazione Musicale avviato recentemente e curato da Elisa Serrani. Gli Uffici Stampa, in questa fase di iperproduzione musicale, dovrebbero fungere anche da filtro di quanto vanno promuovendo. Sia per tutelare gli aspiranti artisti da figure poco edificanti, sia per salvaguardare la credibilità degli stessi uffici stampa. Comprendo che negare la promozione di un brano o di un album significa rinunciare a del denaro. Ma con molto tatto e psicologia sarebbe opportuno spiegare a molti potenziali clienti che esistono tanti altri mestieri al di là della musica perché, sulle nostre scrivanie, troppo frequentemente atterrano produzioni improponibili. Chi pensa che la musica sia una sorta di bingo, che se va bene il colpo mi faccio i soldi, non può fare musica. Indubbiamente vale sempre il concetto della soggettività dei giudizi, ma vi assicuro che a prescindere da ogni valutazione singola, approdano progetti che nessuno riterrebbe accettabili.
Meditate gente…