Ecco l’esempio di un talento espresso solo a metà. Sto parlando di Cristina Valenti e del suo primo album, “SolaMente”. Cristina è nata a Varese ed è una showgirl, performer e vocal coach con laurea in canto moderno, jazz e pianoforte complementare conseguita alla Civica Scuola di Musica “Claudio Abbado” di Milano. Ha iniziato cantando alcune sigle di cartoni animati; è stata poi selezionata per il tour italiano di “Sanremo Off” ove si è cimentata con brani di Elisa ed Antonella Ruggiero. E stata corista tra gli altri di Eros Ramazzotti, Michele Zarrillo, Umberto Tozzi e Riccardo Fogli.
“SolaMente” è il suo primo album, ma si percepisce una disinvoltura che non è certo quella di una debuttante. Il mestiere c’è e si sente tutto, ma proprio per questo alcuni brani contenuti in questo album non premiano le potenzialità di un’artista che forse, a tratti, concede un po’ troppo alla sua dimensione di performer e showgirl dimenticando che un disco restituisce a chi l’ascolta solo voce e suoni, ma non le luci ed il palcoscenico. La prima traccia, “Il prezzo è morire”, è un brano bellissimo, scritto da Gatto Panceri, che è un grande autore ed interpretato magistralmente da Cristina che di questo brano ha fatto anche un video, registrato proprio negli studi di Gatto per la regia di Ale Bellotto. Le premesse non sono solo buone, sono straordinarie, ma il brano successivo, “Mi prendi”, già risulta poco convincente: la voce c’è, la canzone meno. Fortunatamente si riprende quota con “Solamente io” che, pur non essendo ai livello di “Il prezzo è morire” è comunque un buon brano. Discreto, dinamico, allegro, è anche “Bla bla bla” che regala una Cristina Valenti più sbarazzina. E si approda a “Devi venire”, canzone che mi induce ad una riflessione: non si deve lasciarsi contagiare dalle mode del momento che portano ad affastellare un sacco di parole così velocemente da non capirci nulla (per intenderci tipo Ditonellapiaga a Sanremo con “Che fastidio”, brano di cui si è capito solo il titolo). Lasciamo le isterie fuori dall’uscio. E si va peggio con “Il problema non mi sfiora” che è invece una canzone proprio poco riuscita, soprattutto negli arrangiamenti, tanto da sembrare un assemblaggio di tre brani diversi. Un po’ meglio “In prima classe” e molto meglio “Battiti”, brano di piacevole ascolto prima di chiudere con “Vai via”. Insomma, Cristina Valenti poteva chiudere con la prima canzone poichè di altre a quei livelli nel disco non ce ne sono. E’ certamente un’eccellente interprete ed anzi, il suo talento la soccorre anche in quei brani che destato più d’una perplessità. Sono certo che in un lavoro di taglio più maturo e cantautorale sarebbe straordinaria.