SHE LIKES WINTER: SUONI TROPPO CUPI PER “BRUISES”

Potremmo definire “Bruises”, ultimo lavoro su Cd del gruppo legnanese She Likes Winter, un esperimento riuscito solo in parte. E’ certo gradevole e suadente la voce di Simona Pasculli, vocalist della band. Peccato però che in larga parte del Cd questa venga travolta e soverchiata da una diffusa sovrabbondanza di suoni elettronici. E’ un problema che, dal più al meno, si riscontra in tutto il lavoro, forse con l’eccezione del pezzo che dà il titolo all’album, “Bruises”.

In alcuni brani in particolare – come quello di apertura “Asynchronica”, “09”, “Runaway” ed anche nell’unico pezzo in italiano, “Giselle”–  la pesantezza dei suoni elettronici nei toni bassi, oltre a coprire la voce della cantante, produce a tratti una vibrazione cupa che è un vero e proprio fastidio fisico all’orecchio. Forse un problema tecnico in fase di equalizzazione o registrazione? L’impressione che se ne ha è il tentativo di esprimere atmosfere eteree ed astratte, che però generalmente fallisce proprio a causa di quell’eccesso di sottofondo e di “rumoristica” elettronica, che a volte lascia perplessi sul suo scopo. Pare un esercizio fine a sé stesso, vagamente autocompiaciuto e un po’ sterile. Percussioni e bassi cupi come in “So come closer”, ticchettii o cigolii ritmati non proprio contestualizzati come in “Varsavia” o nel brano di chiusura, totalmente strumentale, “Paralysis”, che potrebbe tranquillamente costituire la colonna sonora di un film di fantascienza vintage. Nel complesso, non un lavoro totalmente da bocciare, ma forse un ensemble che necessita un maggiore lavoro di bilanciamento tra le sue parti.
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