“8 BIT” DALLA CURIOSITA’ ALLA NOIA

Incuriosisce, piace parecchio, piaciucchia, desta qualche perplessità, annoia, annichilisce dalla noia. Questo potrebbe essere l’excursus dell’ascolto dell’album de L’invasione degli omini verdi intitolato “8Bit”. Si tratta in effetti di otto tracce tutte d’un fiato (sono appena percettibili anche gli stacchi tra un brano e l’altro), fortunatamente in più di un caso al di sotto dei due minuti e mai al di sopra dei quattro.

E non si dice tanto per dire. Queste canzoni hanno praticamente la stessa ritmica dalla prima all’ultima. S’inizia con “Credimi”, a ritmi forsennati ma pur in tanta concitazione, la linea melodica non è malaccio. E si va avanti, incuriositi, con “La nostra storia”, in cui si rleva che anche i testi non sono da buttare, in questo caso poi è una sorta di omaggio al pubblico che segue la band. “Rinuncia” conferma che il batterista è tarantolato, ma il pezzo funziona ed è coerente con la struttura musicale d’insieme. “Funerali della verità” comincia a destare qualche dubbio sulle capacità del gruppo di uscire da un certo clichè, il brano non è gran cosa, ma ha una durata limitata (1’ e 46”). “Vorrei” giunge però a confermare che stiamo viaggiando in monorotaia e si fa largo la convinzione che così sarà sino alla fine. “Un nuovo giorno” ripropone una discreta linea melodica ed anche i testi riescono quasi sempre ad arrivare, “Arcade Boyz” è un altro minipezzo (1’ e 24”) che non cambia e ci conduce a “Fine” ove alle prime batute parrebbe di poter aspettarsi qualcosa di diverso, ma si ripiomba invece nel calderone precedente. Sarà punk o fors’anche “il punk dei nineties”, ma l’impatto con questi otto brani desta più di una perplessità ed appare, alla fine, monocorde. Un paio di sprazzi di buona chitarra non possono bastare per esprimere una musicalità ampia e piena; e testi che hanno buoni contenuti non possono essere tutti “piegati” ad un ritmo forsennato e sempre uguale.

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