“L’AMORE NON HA CUORE” NELLE OTTO TRACCE DI CHECCO CURCI

“L’amore non ha cuore” è il titolo del nuovo album di Checco Curci, in circuitazione da pochissimi giorni. Curci è originario di Noci, in provincia di Bari. I suoi primi approcci con la musica avvengono attraverso il pianoforte ed il violoncello. Dopo essere stato a Venezia per studiare archittura, si trasferisce a Milano, ove oggi insegna al Politecnico. Sempre vicino al mondo della musica, nel 2009 fonda l’associazione Bucocum e per un decennio organizza a Noci un festival dedicato al cantautorato emergente italiano. Il suo album d’esordio è del 2023 e s’intitola “Anche solo per un saluto”.

“L’amore non ha cuore” è dunque il suo secondo album. Il disco contiene otto tracce e la prima caratteristica che emerge è l’accuratezza letteraria dei testi; sono canzoni che raccontano, anche solo con una frase, stati d’animo ed emozioni con una capacità narrativa apparentemente essenziale, ma non ermetica. Dal punto di vista musicale, via via che procede l’ascolto, non può sfuggire l’accuratezza degli arrangiamenti, ma anche l’estrema discrezione con la quale gli inserimenti degli strumenti vanno a dare colore ai brani. Unico limite, a parer mio, di questo progetto è che Checco Curci, vocalmente, dispone di una tavolozza con un numero piuttosto contenuto di tonalità il che, dopo qualche brano, rischia di fare risultare l’insieme un po’ monocorde. Ma veniamo all’ascolto. Il disco si apre con “Cosa mi ero messo in testa”, brano molto cantautorale, come lo è l’intero lavoro, musicalmente con un avvio insolito che pare una marcia militare.  Si prosegue poi con “Stupido cavallo”, delicato e fruibile e poi “L’amore non ha cuore”, buon andamento, anche qui il testo è piacevole e proposto con garbo, dal brano che titola tutto il progetto però mi aspettavo qualcosa in più. Ma si vive un momento più intenso con “Non si torna indietro”, bel testo, molto ben arrangiata, così come del resto risulta “Un’idea di libertà” e poi “Tra te e te” che ci ricorda quanto in questo lavoro i testi siano sempre molto accurati o “Decide sempre il cielo” che scivola via lasciando la percezione di una buona intuizione. E si va a chiudere con “Detto tra noi” caratterizzato da un pianoforte molto avvolgente che conclude degnamente un percorso nell’insieme piacevole da ascoltare, andando oltre quel piccolo rischio di monotonia che a tratti fa capolino proprio per i limiti vocali di Curci.

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