“WANDERINGS”: E PICCONE FA L’AMERICANO

“Tu vo fa’ l’americano” canterebbe il buon Renato Carosone trovandosi a tu per tu con Lorenzo Piccone, cantautore e musicista ligure che per realizzare il suo secondo album, “Wanderings”, si è recato nientemeno che a Nashville, nel Tennessee, negli studi della RCA Victor (in quegli studi hanno registrato personaggi come Elvis Presley, Dolly Parton e molti altri). Ed è a Nashville che il suo lavoro è stato prodotto dalla “Eddie and Justy Production”.

Insomma, Piccone l’americano lo ha fatto sul serio anche con le sonorità che caratterizzano le sue dieci tracce, con richiami tra il folk ed il blues, qualche cenno di country e un po’ di rock. Lui canta e canta bene, ma suona anche e ci tiene ad evidenziare che suona la chitarra acustica ed elettrica ed anche la Lap steel guitar Weissenborn. Naturalmente è autore di tutte le canzoni contenute nell’album (spesso con la collaboraziobe di Lisa Rossi, anche lei cantautrice, anche lei ligure) eccezion fatta per “A place so high” che è una cover registrata con una band formata da sessionman locali. Alla registrazione del brano d’aperture, “Green house”, ha partecipato invece Steve Cropper, grande chitarrista  e, tra l’altro, coautore di “Sitting on the dock of the bay”, brano a suo tempo portato al successo da Otis Redding. Ma, con tutto questo “medagliere” esposto ed orgogliosamente esibito, come sono le canzoni di questo album? E come vengono eseguite? Intanto, va detto che sono brani che, seppure per ragioni diverse, legate soprattutto alla loro musicalità, “arrivano” sin dalle prime note; la voce di Lorenzo è convincente, ben modulata, diretta ed i brani sono caratterizzati da una fruibilità spontanea, che induce all’ascolto senza interruzioni ed anzi, con il piacere di scoprire cosa verrà dopo. Molto interessanti anche le incursioni di chitarra, puntuali, pulite, mai eccessive. I brani corrono via molto rapidamente e la sensazione di vedere scorrere scene e paesaggi di quei luoghi remoti sono piuttosto frequenti e piacevoli. “Wanderings” è dunque un bell’album, arricchito certamente dal prestigio di ambienti e personaggi che ne hanno visto la realizzazione, ma probabilmente lo sarebbe stato anche se registrato in qualche studio ligure perchè… c’è sempre un perchè… Lorenzo Piccone, come italiano capace di “leggere” lo spirito di una certa musicalità statunitense, rappresenta certo in Italia ed in Europa una cifra artistica elevata e di sorprendente impatto; negli States è invece uno dei tanti. Cosa sottintende tutto ciò probabilmente lo scoprirà in occasione del lungo calendario di serate che lo attendono negli Stati Uniti ed in Europa. Buon viaggio!

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *