STEFANO BAROTTI, UNDICI TRACCE PER RACCONTARE “IL GRANDE TEMPORALE”

E’ in circuitazione da alcuni giorni (esistono anche le versioni su cd ed in vinile) il nuovo album del cantautore Stefano Barotti, “Il grande temporale”. Si tratta di undici tracce che meritano un ascolto molto attento perchè la cifra artistica di Barotti non è di quelle facilmente spendibili al banco di una fruibilità immediata e facile. Un album non scevro da qualche inciampo o, quanto meno, per voler personalizzare i dubbi, da alcuni frangenti di perplessità che mi hanno colto via via nel corso di questa cavalcata musicale di poco meno di 50 minuti.

S’inizia subito con il brano che dà il titolo all’intero progetto, “Il grande temporale” che sin dalle prime note pone su di un piacevole “tappeto” di chitarra una voce forte e chiara; non sfugge, seppure in pochi e brevissimi passaggi, una seconda voce femminile quasi sussurrata che fa da controcanto e che mi rivela la cura di tanti dettagli che via via andrò a scoprire; non mi persuade la linea melodica, accadrà più volte anche ascoltando i brani a venire. “Painter Loser” è una sorta di divertissment giocato sui colori, musicalmente l’andamento si fa più vivace, il nonsense del testo lo asseconda e gli arrangiamenti sono puntuali, ma anche qui, la linea melodica stenta a decollare. “Spatola e spugna” è un brano con un interessante testo narrante che convince pur se a tratti fa un po’ a spintoni con la metrica, ma il tratteggio dolce/amaro del personaggio che la canzone descrive arriva con forza e l’ascolto rimane desto sino all’ultima nota, alla quale si approda piacevolmente.  “Tra il cielo e il prato” è una canzone non proprio d’immediata fruizione, che risente di una linea melodica un po’ in affanno ma che non appanna una buona interpretazione ed una dimensione musicale di tutto rispetto. Non meno “in salita” è “Aleppo” che alla fine risulterà una delle canzoni meno riuscite del progetto. “Stanotte ho fatto un sogno” è invece il primo vero gioiellino di questo album, è una canzone ben strutturata, interpretata con garbo e che può avvalersi di una cornice musicale sontuosa grazie ancora una volta ad ottimi arrangiamenti che conferiscono al pezzo un respiro ampio e coinvolgente; molto buono anche il testo. “Mi ha telefonato Tom Waits” mi riporta invece alle dimensioni precedenti, siamo nuovamente in un’area nella quale si incontrano ironia e paradosso, giocando su di un testo che funziona e arrangamenti ancora una volta adeguati. “Quando racconterò” è un’altra bella pagina musicale di questo lavoro, pur non raggungendo i picchi di “Stanotte ho fatto un sogno”, ma ci pensa la cornice musicale a farne un pezzo dtato di una sua innegabile raffinatezza. “Enzo” è un omaggio un po’ naif a Enzo Jannacci che scorre via senza intoppi, ma anche senza lasciarmi la sensazione di un che di irrinunciabile.  Sensazione che non mi abbandona neppure ascoltando “Marta”, una canzone che pare un mosaico di diversi brani compattati in un’unico pezzo. E si va a chiudere con “Tutto nuovo”, altra canzone maiuscola, soprattutto dal punto di vista musicale, pur senza nulla voler togliere ad un testo degnissimo. Una canzone di gran classe, come direbbe qualcuno. Una canzone, io ritengo, che corona molto piacevolmente un lavoro pensato e vissuto. “Il grande temporale” non è un disco facile e credo non abbia nessuna intenzione di volerlo essere. Per realizzarlo, tra Italia e Stati Uniti, Stefano Barotti ha potuto avvalersi di una piccola schiera di musicisti straordinari e la qualità del prodotto finale lo rivela ampiamente. Molti sono i testi interessanti ed altrettante le buone intuizioni che da questi emergono, spesso anche nei brani meno convincenti. Ciò vuol dire che c’è materia prima e che chi ne fa uso la sa usare con destrezza. Ce n’è a sufficienza per ascoltare questo lavoro con molta curiosità ed altrettanta attenzione.

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