QUANTO BRILLA QUESTO “DREAM SCENARIO” DI SEVERINI E FERRAZZA!

E’ uscito in questi giorni “Dream Scenario”, il primo album del duo inedito formato da Simona Severini e Jacopo Ferrazza, voce e chitarra lei, contrabbasso lui, autrice dei testi (in italiano ed in inglese) lei mentre lui si è occupato delle musiche. Il progetto è scaturito da una lunga esperienza live di entrambi i protaginisti di questo lavoro le cui caratteristiche sono certamente rionducibili ad un’ambientazione jazzistica. ma che va ripetutamente al di là della semplice identificazione del genere musicale di riferimento, per trasformarsi in ciò che i due artisti hanno sostanzialmente voluto che fosse, cioè una sorta di dimensione onirica evocata anche dal titolo, “Dream Scenario” che si rifà all’omonimo film di Kristoffer Borgli, storia surreale di un uomo che entra nei sogni di persone delle quali non sa nulla, sino ad essere riconosciuti nella reatà.

L’album contiene undici tracce, otto inedite alle quali si aggiungono le riletture di “Black crown” di Joni Mitchell, “Prelude to a kiss” e “Caravan” di Duke Ellington. Il percorso si apre con “Sole”, un sorta di ballata che ha poco di jazzistico, ma apre la strada di un cammino che non manca di riservare sorprese. Voglio subito dire che queste undici tracce non hanno sbavature, nè cedimenti, neppure quelli che fisiologicamente si è soliti intercettare in quasi tutti gli album. La voce di Simona Severini ha sempre i colori di quel che vuole esprimere, il che significa che la sua “tavolozza” reca molti toni e colori. Jacopo Ferrazza ha sempre un aplomb artistico impeccabile, non è mai sopra le righe, ma il suo contrabbasso regala momenti di grande affiatamento con la voce della sua partner. Non analizzerò dunque un brano dopo l’altro, come abitualmente faccio, ma cercherò di seguire il percorso segnato limitandomi a qualche aggettivo che spero riesca, sia pure in modo molto limitato, ad offrire la sensazione di ciò che ho ascoltato. Facendo riferimento a ciò che più mi è piaciuto. Come, per esempio, l’ottima struttura musicale di “Black crown” o il funambilismo vocale di “Choro”, o l’atmosfera d velluto di “Silence” per poi sorprendermi con l’intreccio tra voce e contrabbasso di “Caravan”. Il jazz forse più vicino alla mia conoscenza (che in campo jazzistico è limitata, ma non potevo non parlare di questo disco), emerge da “Prelude to a kiss” mentre ritrovo il magico virtuosismo di Simona in “Huelva” per poi concludere in una semioscurità intrigante e romantica ascoltando “A song for you”. Qualche amico mio direbbe che questo disco è “tanta roba” ed io non potrei che condividere, traducendo l’esclamazione un po’ coatta in un’esortazione all’ascolto ed al riascolto perchè quanto riescono a farci sentire questi due artisti, in un momento così depresso per la creatività e l’originalità musicale, è una gemma lucente.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *