MARCO CANTINI ULTIMO CANTAUTORE “IMPEGNATO”

E’ di questi giorni l’uscita di “Zero moltiplica tutto”, il nuovo album del cantautore toscano Marco Cantini che ha alle spalle tre album, svariate collaborazioni, periodi di pausa alternati a fasi di attività intensa. Cantautore puro, di quelli che ci eravamo quasi scordati, travolti come siamo dalla mediocrità delle canzoni di questi ultimi anni.

Cantini è un cantautore che un tempo si sarebbe detto “impegnato”, laddove l’impegno va letto principalmente in chiave politica.  Oggi potrebbe apparire quasi anacronistico poichè gli anni in cui l’afflato politico di alcuni cantautori “impegnati” faceva da colonna sonora ai cortei che invadevano strade e piazze sono lontani. Ed in effetti Cantini, pur con lo sguardo rivolto ai miti di quell’epoca, si traforma in un cantore del disagio dei tempi moderni e lo fa con tale fermezza tanto da indurmi a chiedere se le tematiche sociali e politiche che tratta nelle sue canzoni siano più funzionali alla dimensione musicale o alla politica stessa. E’ poi abbastanza ricorrente una forma di ateismo neppure troppo subliminale che risulta, per un credente come me, un  po’ fastidioso in un’epoca nella quale l’abbattimento di tanti valori tenta di includere anche quello della fede. Ma veniamo alla musica come tale senza badare ad altre finalità. Cantini ha una voce ferma e sicura, ricorda quella di Mario Castelnuovo, cantautore degli anni ’80 (per intenderci quello di “Sette fili di canapa”); non ha bisogno di dipingere le sue canzoni con le tinte di variegate tonalità poichè sono i testi a dare colore e vita ai suoi brani. E poi si avvale della collaborazione di musicisti eccellenti e può quasi sempre contare su arrangiamenti accurati e puntuali. Le tracce dell’album sono undici e non le ripercorrerò, come di solito faccio, una ad una, soprattutto per non incorrere nella fastidiosa ripetizione di concetti già espressi. Incuriosiscono però i riferimenti a personaggi come Modigliani, Flora Tristan, Pablo Neruda ed altri intorno ai quali il cantautore costruisce le proprie narrazioni intrecciando realtà e fantasia. Trovo estremamente toccanti brani come “Quello che segue” e “Madre”, pur se entrambi pervasi da disperante malinconia e mi piace l’interpretazione dell’unica cover dell’album, “Camminando e cantando” canzone scritta nel 1968 dal brasiliano Geraldo Valdrè e ripresa lo stesso anno da Sergio Endrigo che ne propose la versione in lingua italiana avvalendosi di una magistrale traduzione. Insomma, “Zero moltipkica tutto” è un album che val la pena di ascoltare, un lavoro per gli appassionati della canzone d’autore più esigenti, a prescindere dalla condivisione o meno dei messaggi che reca. Va ascoltato e apprezzato con l’orecchio più attento alla buona musica che non ai comizi.

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