LE JARDIN DES BRUITS…ASSOLTI?

Un album controverso quello de Le Jardin des Bruits, “Assoluzione”, con dieci tracce comunque da scoprire in un percorso altalenante fatto di chiaroscuri che rimangono irrisolti sino all’ultima nota.

Si apre con “Ovunque e dovunque”, che non è propriamente un buon brano d’avvio, senza sorprese e senza originalità. Quindi “Salvami”, con un migliore appeal dal punto di vista musicale, ma con qualche perplessità per quel che riguarda il testo. “Scatola di stelle” ha una buona linea melodica ed un violino che entra con forza e quasi prepotenza, rubando la scena all’insieme. “Gesù di maggio” ripropone le perplessità sui testi (“…il mio Gesù è sceso a maggio e mi ha detto su coraggio….” francamente non è da premio letterario) in un contesto generale comunque poco convincente. Eppure questa band può dare di più ed infatti in “Wrong Song” si ha la sensazione di un cambio di marcia, con la voce convincente di Elisa Lepri che ci accompagna nel vivo della canzone per poi incontrare la voce di Simone Tilli andando a costruire una canzone strutturalmente piacevole, anche se non ancora del tutto convincente. “Assoluzione” è il brano che dà il titolo all’intero progetto ed un suono d’organo ci introduce in un contesto musicalmente di buon livello (bellissima la chitarra in chiusura) appesantito però da un testo ancora una volta poco convincente non tanto nella stesura metrica, quanto nella scelta dei vocaboli, spesso privi di musicalità. “Impressioni di novembre” (che riecheggia nel titolo le “Impressioni di settembre”, grande successo dei primi anni’70 della Premiata Forneria Marconi) è una canzone che ha un andamento lento, quasi onirico, con un cambio di marcia per altro un po’ scontato, che ha però il merito di non alterare l’atmosfera della canzone. “Mentre fuori il giorno muore” rispolvera la vocazione puramente rock del gruppo, in questo caso anche con qualche concessione al metal che contribuisce a conferire alla band un’incerta identità. “Le Jardin des Bruits”, titolo che ricalca il nome della formazione è un brano strumentale ed è forse la migliore e più riuscita espressione di questo album, caratterizzato da un’atmosfera coinvolgente, ottenuta con suoni e rumori che danno vita ad un ambiente etereo. E si chiude con “Come sempre”, brano caratterizzato da un arrangiamento interessante che vede il felice inserimento del clarinetto di Matteo Bianchini e, in questo caso, la voce più convincente di Simone Tilli alle prese con un testo meno spigoloso. Dunque che dire di questo lavoro? Certamente che anche laddove il prodotto è meno convincente la consistenza musicale della formazione traspare; la fruibilità dei brani è incerta ed in questo testi non sempre felicissimo hanno il loro peso. Però la capacità di creare situazioni ed atmosfere c’è. Così come traspaiono buone individualità tra i musicisti. Il che significa che i margini di crescita ci sono tutti, a condizione di individuare un percorso definito.

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