L’ALBUM DI LUDOVICA PASCA E QUELLA VOCE CHE VIENE DA LONTANO

Quella di Ludovica Pasca credo sia una delle voci più insolite che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi. E per questo mi ha ancor più incuriosito il suo debut album intitolato “Cadrà neve altre volte ancora”. Ludovica ha origini salentine, ma vive a Bologna; è una cantautrice e musicista che ha realizzato questo progetto in seguito alla vittoria del contest Bassa Velocità ideato e promosso da Ozono Factory APS; l’album è stato registrato durante una residenza artistica presso  la Yurta di Comunità del Poggiolo Rifugio Re_Esistente di Montesole a Marzabotto (Bo).

Di solito non mi addentro in questi particolari, ma questo lavoro è curioso nel suo insieme, nella sua realizzazione come nel lavoro della sua principale protagonista. E finalmente parliamo di musica e delle dieci tracce che caratterizzano l’album. Quella di Ludovica Pasca è una voce, come ho esordito, a dir poco insolità. Sembra una delle voci delle cantanti che capitava di ascoltare nei vecchi filmati dell’Istituto Luce. E’ una voce melodiosa, sottile ma penetrante, delicata almeno quanto è tecnicamente impeccabile. Va detto subito che le sue canzoni non guardano alla fruibilità immediata, neppure in una delle dieci contemplate dalla tracklist, ma non sono neppure canzoni difficili. Sono gradevolmente ascoltabili, anche perchè spesso segnate da testi molto interessanti e perchè la voce di Ludovica è assecondata da tratteggi musicali sempre coerenti ed effricaci. Va dunque doverosamente ricordato che la cantautrice si accompagna alla chitarra, ma gli inserimenti di clarinetto e flauto traverso sono di Francesco Giacalone, Diana Paiva Cruz è alla batteria e percussioni e la produzione artistica è di Taketo Gohara. Tutte le canzoni, parole e musica, sono state scritte da Ludovica che in “Con anima” per il testo si avvale della collaborazione di Valerio Grutt. I brani che ho indicato come miei preferiti sono “Farti fiorire” nel quale ho riscontrato un’eleganza concettuale molto delicata, “Viola e le lucciole” che è una ballata con un ottimo testo, “Le nove e tre quarti”, brano spiccatamente cantautorale, essenziale ma incisivo, “Maria”, breve canzone eseguita a cappella con la seconda voce di Cristina Renzetti. Buone anche le restante canzoni, eccezion fatta per un paio (“Un addio” e “Con anima”) che mi sono parse un poco al di sotto del livello generale dell’intero progetto. A chi consiglierei questo lavoro? A tutti, perchè sono certo che incontrebbe  i favori di chi ha qualche capello bianco, ma anche la curiosità dei più giovani proprio per le caratteristiche vocali della cantautrice e la dimensione a tratti un po’ favolistica della narrazione.

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