LA “TERRA VERGINE” DI ALESSANDRO SERRA, UN PROGETTO D’AUTORE

E’ sempre interessante ascoltare il lavoro di un cantautore definito “cantautore classico” con la consapevolezza della proliferazione di tantissimi presunti cantautori che di fatto sono quasi sempre autori o coautore dei propri lavori, senza però avere prima lavorato sulla loro anima. Alessandro Serra è un “cantautore classico”, ma è anche un poeta ed un filosofo, cioè uno che con l’anima ci discute ogni giorno. Ed il suo primo album intitolato “Terra vergine” lo rivela. Con questo non voglio dire che le dieci tracce racchiuse in questo progetto sappiano tutte “arrivare” con eguale intensità e, in realtà, vi sono un paio di brani che proprio non mi convincono ed altri nei quali colgo le intenzioni ma non sempre la sostanza, a cominciare da “Terra vergine” che dà il titolo al disco, si annuncia con un bel giro di accordi al pianoforte, ma poi si perde un po’, pur rimanendo interessante dal punto di vista testuale. Il brano che segue, “Parodia”, ha un andamento più dinamico e coerente, ma non decolla. Andiamo decisamente meglio con “Scacco matto”, canzone che mette più in risalto la voce di Alessandro consentendogli di dare più forma al pezzo. Buono ma senza enfasi “Sotto mentite spoglie”, interessante nel testo e che precede “Matrioska”, uno dei due brani che ritengo migliori di questo progetto; si tratta di un brano palesemente cantautorale che il pianoforte di Fabrizio D’Amato sa arricchire. Il primo passo falso, a parer mio, è “Benvenuta ironia” in cui anche il testo desta più d’una perplessità e poco meglio è “Tie break” che non ha un andamento malvagio, ma sa di poco.  Si torna a crescere con “Gli angeli non hanno sesso”  in cui riemerge bene la voce di Alessandro prima del gran finale, “Astronauti”, la canzoned più bella dell’album per intensità, esecuzione, arrangiamento, contenuti e atmosfera; deliziose l’ouverture e la chiusura del pianoforte, un brano che vale l’intero progetto. Ho citato Fabrizio D’Amato al pianoforte (e tastiere) perchè è lo strumento che più “decora” con particolare incisività molti passaggi delle canzoni, ma credo sia giusto dare merito anche agli altri musicisti: Nicola Natella alla chitarra elettrica, Lucio Auciello alla chitarra acustica, Giovanni Iannaccone al basso e Luca Elia alle percussioni che insieme hanno curato con Serra gli arrangiamenti di ciascun brano. Si tratta di un lavoro pensato e vissuto, anche laddove forse non ha raggiunto l’eccellenza desiderata. Forse Alessandro Serra dovrebbe essere ancor più cantautore perchè, laddove lo è davvero, sa toccare corde molto profonde.

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