LA CASA STREGATA DEI MERCALLI

“Una casa stregata” è il titolo dell’album dei Mercalli, un trio con batterisra aggregato che con queste undici tracce propone un pop non sempre arrivabilissimo, decentemente eseguito, ma senza iperboli e forse anche senza troppe sfumature nella tavolozza di note che ci viene proposta.

 

 

Si parte bene con “Ciclisti”, un brano semplice ma ben strutturato e che quindi offre un buon biglietto da visita del gruppo. “Un letto stretto per due” musicalmente è più interessante della canzone precedente, ma risulta meno fruibile. “La sedia in bilico”, dopo un avvio dalle arie vagamente battistiane,  scivola senza suscitare particolari emozioni sulle ali di una linea melodica un po’ incerta malcelata da discreti arrangiamenti. “Un posto per nascondersi”, nonostante il testo sconclusionato, è un buon brano con un ottimo ritornello ed una piacevole struttura musicale. Meno convincente “Guardi le cose” con però una raffinatezza finale nel testo che dopo avere a più riprese cantato “lascia che l’amore sia soltanto un contrattempo” chiude con “lascia che l’amore sia soltanto un altro turbamento”; piccole cose, ma se le canzoni sono ancora fatte per essere ascoltate anche per ciò che dicono, questi particolari danno colore e dimensione poetica. “Soprammobili”, anche in questo caso un buon testo che non contribuisce però a dare vita ad un’altrettanto buona canzone. E buone intuizioni ancora nel testo si scorgono anche in “L’uomo senza ricordi”, che è nell’insieme un discreto brano. “Comete” ha un buon andamento, con un testo che desta qualche sorriso nel doppio perodo che segue: “…che se non ne hai voglia me ne vado a puttane come te…Senti che bel vento leggero profuma di ginestre…” dal bifolco a Lepardi in due frasi. “Una questione di stomaco” riprensenta un buon ritornello, ma si entra anche in quella fase in cui, se le idee cominciano a scarseggiare, si dà la sensazione di cantare sempre la stessa canzone o quasi, come accade con “Gesti” e “La stessa stanza”, più gradevole la prima, assolutamente rinunciabile la seconda che è anche l’ultima traccia. Il progetto Mercalli raggiunge la sufficienza, ma non va oltre. Il limite di questi brani, anche quelli meglio riusciti, è che non sembrano avere un segno distintivo di tale originalità da lasciarne un ricordo e neppure da indurre ad un riascolto. Tuttavia c’è del buono e del ben fatto, sia pure senza acuti.

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