IL FRASTUONO IMMENSO DI ANGELUCCI

Trattandosi di un album d’esordio, si presenta come un lavoro più che dignitoso questo cd del cantautore romano Leonardo Angelucci intitolato “Questo frastuono immenso”. Dieci tracce entro le quali cercare (e trovare) tanti spunti interessanti, idee talvolta semplici ma efficaci, testi mai cervellotici, musica ben eseguita senza mai entrare in collisione con la linea guida che è la voce dello stesso Angelucci.

 

 

Che sia un album alla ricerca di una fruibilità immediata lo si percepisce sin dal primo brano, “Altopiano”, che come biglietto da visita d’apertura non è forse gran cosa, ma che ha una linea melodica che nell’insieme “arriva”. “Jurassic Park” racchiude in un testo non sense un bel giro di note, mentre una linea melodica un po’ più spigolosa la ritroviamo in “Sedile posteriore”, il brano dal quale è stato ricavato anche il singolo-guida di questo progetto. “E’ Natale” invece è decisamente una bella canzone, forse il pezzo più riuscito del cd, con un testo agile che in modo efficace si rifà alle manie consumistiche dei tempi nostri, il tutto assecondato dall’ottimo violino di Alessandro Monzi. “Coincidenze” è un brano che scivola via senza destare particolari attenzioni mentre con “Confine” ci si ritrova nuovamente alle prese con un brano che assume uno spessore decisamente più cantautorale in cui è forte il richiamo a certa musica degli anni ’70, buoni sono gli arrangiamenti e la voce di Angelucci “viene fuori” più che in altre dimensioni. Curioso è poi l’inserimento in questo lavoro del brano in lingua sarda “Sa terra”, per la composizione del quale Angelucci ha dovuto avvalersi della consulenza e della collaborazione di Simone “Bujumannu” Pireddu, musicalmente interessante e nel quale ci si imbatte anche in una coralità intensa. “Un’altra canzone” non è certo un brano imperdibile, mentre decisamente più curioso e brioso è “Nebbia e zanzare” che viene a seguire, una canzone che assume i contorni di un canto disperato e avvolgente in una ripetitività quasi ossessiva e un finale un po’ sconclusionato. E si chiude con “Un minuto”, brano che parte un po’ in salita con un ritornello che al primo ascolto appare “fuori” dalla canzone, ma che poi si arrotonda e prende forma sino ad arrivare all’incedere finale quasi ossessivo che ripete “questo frastuono immenso” che darà il titolo all’album. Non male certamente, in un’epoca in cui si sono perse un po’ le tracce di un cantautorato coraggioso e non omologato. Il disco non contiene brani eccezionali,  ma l’ascolto è piacevole e non mancano gli elementi che, quanto meno per alcuni brani, possono indurre ad un riascolto. (Leonardo Angelucci – “Questo frastuono immenso” – Massaga/Alka Record Label ).

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