IL BRANCO BARRACUDA IN UN ALBUM TUTTO DA ASCOLTARE

E’ uscito da pochi giorni “Rurale”, il nuovo album de Il Branco Barracuda, preceduto nei mesi scorsi dall’uscita di alcuni singoli tratti da questo progetto. La band si forma nel 2014 a Brescia e ne è ispiratore Claudio Romanini. L’obiettivo è quello di promuovere una propria produzione inedita a cavallo tra il pop ed il rock. Con il primo album, “Biodiversità” la band crea i presupposti per dare vita ad una lunga serie di esibizioni live in tutta la Lombardia. Seguono altri lavori in studio e l’accordo con l’etichetta ferrarese Alka Record sino ad approdare alla realizzazione di questo nuovo lavoro caratterizzato da otto tracce.

Va subito detto che gli svariati anni che vedono la band lavorare con la stessa formazione rappresentano un beneficio che traspare dall’ascolto di queste otto canzoni. C’è mestiere, c’è intesa e c’è la sensazione che per i componenti di questo gruppo sia un divertimento lavorare insieme. Tant’è che la sensazione che si fa largo brano dopo brano è che Il Branco Barracuda, che pure ha realizzato un buonissimo lavoro in studio, possa risultare più immediato e coinvolgente in dimensione live. Ma parliamo della musica di questa band partendo dalla considerazione che a me pare la più evidente: tutti gli otto brani hanno un denominatore comune che è quello della fruibilità; ci si ritrova a muoversi ed a battere il tempo dopo le prime note di ogni canzone. I suoni sono puliti, la struttura dei brani non ha cedimenti, anche quando il pop cede il passo al rock non si va mai sopra le righe, la voce di Romanini arriva sempre diretta e quasi sempre alle prese con testi che trasmettono immagini e sensazioni di senso compiuto e quindi sono solo funzionali alla musica. E pur in un percorso di fruibilità costante, ogni brano presenta qualche elemento di sorpresa in grado di mantenere vivo l’ascolto, senza mai trascurare una ricercatezza musicale che la “presa” immediata dei brani non deve fare scambiare per banalità. Mi piace poi soffermarmi sull’ultima traccia dell’album, curiosamente intitolata “Introduzione” pur trattandosi di una chiusura, nella quale la band fotografa sè stessa ed il proprio modo di pensare alla musica con un testo divertente, ma molto persuasivo. Bel lavoro dunque questo album de Il Brano Barracuda che vive e fa vivere la propria dimensione artistica senza iperboli, ma con una ventata di spontaneità che non fa mai male.

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