I VIANDANTI E LE PERLE DI TALARICO

S’intitola “Viandanti (canzoni da un tempo distante)” ed è il primo album del cantautore Tommaso Talarico. Un lavoro, va detto subito, che ci offre una dimensione cantautorale profonda, attenta, molto “pensata” e che sa guardare alla tradizione passata della canzone d’autore, senza fare del passatismo.

 

 

L’album si apre con “In nome di Dio”, brano dinamico, ben strutturato, che ci introduce subito nel mondo di Talarico, nel suo modo raffinato di porgere le canzoni, affrontando con delicatezza un argomento oggi più che mai difficile. Molto bello è poi il testo di “Viandanti”, con ottimo arrangiamento e la chitarra di Riccardo Galardini che s’insinua con sapienza tra le note cantate da Talarico con la consapevolezza di chi sa di non possedere grandi estensioni, capace però ben dosare ciò di cui dispone. In “Caleidoscopio” si inciampa in una linea melodica non sempre convincente, in sonorità a tratti ripetitive, nei limiti di quella voce di cui dicevamo e che in questa canzone emergono in modo più defjnito. Ma ad una canzone poco riuscita segue un piccolo capolavoro: “Eolie”, sicuramente la canzone più bella del cd; bello il violoncello introduttivo, bellissimo il testo, bella l’atmosfera che la voce pacata sa creare dando vita ad un’interpretazione pressochè impeccabile. Ed eccoci a “Storia di Lillo” in cui si narrano vicende brutte di droga, di vicoli sporchi, di carcere, di vite sprecate, ma forse salvate dall’amore; non male il testo mentre la struttura musicale occhieggia verso il rock, ma in forma molto soft. “Il dono” ci porta in una dimensione più “leggera”, ci suggerisce ambienti e colori dell’estate, mentre ad impreziosire ed a rendere elegante la canzone ci pensano gli inserimemti del sax di Claudio Giovagnoli. Molto intensa è invece “Sud”, una canzone in cui si percepiscono un “vissuto” reale ed un rammarico che fa male; interessante l’interpretazione che passa dal parlato al cantato con estrema disinvoltura. Ma come in tutti gli album che si rispettino, il momento di stanchezza inevitabilmente compare e qui accade in “Il tempo delle favole”, il brano forse meno riuscito di tutto il progetto che intreccia la fantasia con la realtà prendendo a prestito noti personaggi delle fiabe, strappa a tratti qualche sorriso, ma musicalmente è estremamente debole. Si riprende quota con “L’amore di sé”, anche se a tratti la linea melodica s’impiglia nelle troppe parole messe tutte in fila, ma si torna a volare alto con “Alla Facoltà di Lettere e Filosofia” che è in sé una canzoncina meno impegnata e meno impegnativa rispetto ad altre contenute in questa raccolta, ma ha un testo divertente, scorre piacevolmente ed “arriva” con facilità. “La schiuma dei giorni” chiude con raffinatezza sia nel testo sia nella musica, ottimo l’arrangiamento, sontuoso il sax di Giovagnoli e, ancora si affaccia l’ottima chitarra di Galardini. Decisamente un buon lavoro quello di Talarico e dei musicisti che lo hanno accompagnato (in formazione diversa per ogni brano), canzoni da ascoltare e che sanno invitare all’ascolto, belle sensazioni vissute e trasmesse mantenendone l’integrità, capacità di narrare e di descrivere storie, o anche semplici momenti, trovando però sempre le parole più appropriate ed una musicalità equilibrata, incisiva ma mai invasiva. Tutto ciò, e va detto anche questo, racchiuso in un package di primordine, degno dei suoi contenuti.

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