ANTONIA PERLONARDI NEL SUO MONDO DI “TRAPPOLE DI CARTA”

E’ di questi giorni la pubblicazione di “Trappole di carta”, il nuovo album di Antonia Perlonardi, cantautrice originaria di Monteleone di Spoleto che si avvicina sin da giovanissima alla musica studiando due strumenti inconsueti: il clarinetto piccolo ed il flauto traverso, strumenti che comunque le permetteranno le prime esibizioni pubbliche in duo con un repertorio di cover cantautorali.

Dopo la laurea in Lettere Moderne approfondisce le sue nozioni e la formazione musicale studiando Canto Jazz al Conservatorio “Morlacchi” di Perugia; inizia poi a scrivere brani originali ed entra a far parte del trio Hanami. Il suo album d’esordio esce nel 2021 e nell’agosto dell’anno successivo apre il concerto di Daniele Silvestri. Un cammino musicale tutto sommato interessante che la porta alla realizzazione di questo secondo album che, nell’insieme, si presenta come un prodotto piacevole, con chiaroscuri piuttosto evidenti pur in un contesto interpretativo che mette in luce aspetti interessanti della preparazione di Antonia. Dico subito che non ho trovato canzoni che facciano sobbalzare sulla sedia ed i brani che a mio avviso mettono in luce le potenzialità della cantautrice non sono più di tre. Il migliore è senza dubbio “La scena iniziale”, interessante anche dal punto di vista testuale oltre che interpretativo, buona la linea melodica, buoni gli arrangiamenti; a questo, ma un gradino più sotto, affiancherei “Luna Park”, brano gradevole, delicato, solcato da una lieve sfumatura malinconica e “Un bignè nel mio caffè”, canzone divertente caratterizzata da un ritornello bandistico ed eseguita con la giusta leggerezza che invita anche al riascolto. Vi è poi, come fisiologicamente avviene quasi in ogni album, una piccola caduta con “Il man” ed un poco deludente è “Trappole di carta” che è il title track di tutto il progetto e normalmente il title track è uno dei brani migliori poichè rappresentativo dell’intero lavoro. In questo caso non è così. Discreti poi “Senza aspettativa”, grazie soprattutto ad un’interpretazione vivace e “La tua moto”, garbatamente piacevole. Si tratta insomma di un disco realizzato con una certa maestria da Antonia Perlonardi e dai musicisti che l’hanno accompagnata, ma ritengo al di sotto delle reali potenzialità dell’artista che, vocalmente, lascia intravedere margini di maggiore maturità, considerando anche che anagraficamente non è più in età adolescenziale, pur se a tratti la sua voce potrebbe suggerire il contrario. Disco consigliabile a tutti, di piacevole ascolto, senza aspettarsi capolavori.

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