10 HP, “MANTIDE” NUOVO ALBUM IN DIECI TRACCE

S’intitola “Mantide” ed è l’ultimo album della band siciliana 10 HP. E dieci sono le tracce che caratterizzano questo progetto che, pur con tutte le intenzioni e le attenuanti del caso, alla fine lascia più d’una perplessità, anche se complessivamente non si può parlare di un lavoro sgradevole.

S’inizia con “Figli della luna”, brano che nel testo affronta con toni molto idealistici il tema dell’immigrazione, ha l’aria di un rock-pop, molto più pop che rock, senza colpi d’ala. “Se bastasse un segno” ha una discreta linea melodica, ma musicalmente il brano è anche troppo “pieno”. “Hai già venduto l’anima?” rivela invece un rock più aggressivo, anche se sempre contenuto, il testo dà l’impressione di voler dire qualcosa di interessante, ma si perde non poco tra gli intrecci di suoni invadenti (errore per altri molto comune nel rock contemporaneo). “C’è un mondo” è una rock/balla che ha un bel giro di note ed una sua buona fruibilità (si affaccia anche un bel fraseggio di chitarra). “Mantide” è il brano che dà il titolo all’intero album, ha una buona ritmica, ma ha anche il limite di non lasciare traccia, scorre via come tante canzoncine lasciando solo un’idea irrisolta: in dimensione live dovrebbe “arrivare” in modo diverso, forse. “Il sogno di Ulisse”, che si apre con il rumore delle onde ed il grido del gabbiani, ha una buona linea melodica e delle ottime intenzioni, anche musicalmente; ci sarebbero gli elementi per calcare un po’ la mano su una dimensione più epic rock, ma forse manca il coraggio e quindi, alla fine, il brano si appiattisce un poco. “Sotto una nuova luce” è un brano fruibile ma transitorio, così come “La mia ragione che brucia”; in entrambi i casi la musica non riesce ad assecondare il senso del testo, pur se va a comporre i brani cantati in modo un po’ monocorde, tanto da indurre alla distrazione, cosa che nell’ascolto di una canzone non dovrebbe mai avvenire. “Nella stanza di Chiara” avrebbe un andamento diverso e piacevole, andandoì ad attenuare quel senso di interpretazione monocorde che pervade i due brani precedenti, ma c’è un problema nel rapporto tra testo e musica laddove la narrazione di una vicenda amara si scontra con un arrangiamento un po’ sbarazzino che ne diluisce i contenuti. E si va a chiudere con “Forse” che è semplicemente una canzone poco riuscita tanto che pare ad un certo punto di ascoltare due brani diversi fusi in un pezzo solo. Insomma, alla fine la sensazione è che vi siano in questo lavoro tante buone intenzioni espresse solo in parte o inespresse. “Mantide” di fatto non decolla mai, non ha un brano migliore di altri che possa diventare il simbolo dell’intero progetto, né ha brani particolarmente scadenti (eccezion fatta probabilmente per “Forse”) ma, proprio per l’assenza di questi “picchi” ascendenti e discendenti, alla fine rischia di rivelarsi troppo evanescente.

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