QUANDO LOUIS ARMSTRONG E STEVIE WONDER ERANO IN GARA A SANREMO

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Carlo Conti ha annunciato i nomi dei 30 “big” o presunti tali che caratterizzeranno la prossima edizione del Festival di Sanremo. Intanto, una prima valutazione che non ha nulla a che fare con le scelte del direttore artistico: i brani inviati come proposte di partecipazione alla kermesse sono stati poco più di 250; sino a pochi anni or sono ne giungevano oltre 400 ed è un primo dato strano alla luce dell’iperproduzione di questi ultimi anni, che testimonia però anche quanta parte di questa iperproduzione sia effettivamente materiale scadente.

Cala il numero di proposte ricevute da Conti, ma aumenta il numero dei cosiddetti “big” in gara che quest’anno tocca quota trenta. Francamente troppi, sia per i tempi televisivi della rassegna che finirà anche quest’anno per sforare sino a notte fonda, sia perché alla lettura dei trenta nomi è emerso un certo numero di sedicenti artisti che ha fatto esclamare a molti… ”Chi???”. In realtà siamo lontanissimi dagli anni ormai paleolitici che vedevano sfilare sul palcoscenico del teatro del Casinò di Sanremo, sede precedente prima del teatro Ariston, da Adriano Celentano a Sergio Endrigo, da Pino Donaggio a Ornella Vanoni e via via sino ad arrivare a Louis Armstrong e Stevie Wonder, entrambi in gara. Quindi, chi ha vissuto quegli anni, alla lettura dei “big” della prossima edizione, di “Chi???” ne ripete almeno una quindicina ed anche tra gli altri quindici per molti l’appellativo di “big” sta largo… larghissimo. Non dobbiamo però dimenticare che si sta parlando del Festival della Canzone Italiana e non dei cantanti italiani, il che sta a significare che anche un semisconosciuto ai più potrebbe sorprendere tutti con una canzone bellissima. E’ già accaduto ed ancora accadrà. Poi, dire Festival di Sanremo significa scatenare polemiche e chiacchiericci di ogni tipo. Ed ha ragione Carlo Conti quando dice che senza polemiche non sarebbe Sanremo. Va detto che anche tra gli addetti ai lavori il Festivalone ha dei “nemici”: chi dice ogni anno che quella rassegna non rappresenta il meglio della canzone italiana, chi fa osservare che a fare grande il Festival sono i superospiti stranieri e chi, tutto sommato a ragione, sostiene che le ultime edizioni hanno registrato una drastica riduzione di ospitate straniere e l’audience non è affatto scesa, anzi, la media oscilla ormai sempre intorno ai 10 milioni di contatti ogni serata. C’è poi chi sostiene (ed io mi associo) che il Festival della città dei fiori non è più solo una rassegna musicale (e non lo è più da anni), ma è un fatto di costume amplificato dalle cinque serate televisive e dalla grande enfasi mediatica che lo circonda. In quei giorni a Sanremo l’ultimo dei cantanti sconosciuti diventa un personaggio inseguito da fotografi e cacciatori di autografi. Finita la kermesse, dopo un paio di giorni, potrebbe serenamente recarsi al supermercato a fare la spesa e passerebbe inosservato. Magie del Festival che comunque, al di là di ogni polemica, ha attraversato 75 anni di storia italiana rappresentando i chiaroscuri di una società che per lungo tempo in quelle canzoni si è riconosciuta. Diffidate dai tanti che in questi giorni si sono affrettati a scrivere sui social “io non lo guardo da anni”. Ci fu un tempo in cui era pieno di gente che diceva che non avrebbe mai votato la Dc, poi la Dc alle elezioni raccoglieva quasi il 40% de consensi. Moltissimi italiani al bar o in piazza (comprese le piazze virtuali che la tecnologia ci ha fornito) sono molto diversi quando chiudono alle loro spalle l’uscio di casa.

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