Ed ecco uno di quei dischi che io considero ormai autentiche sorprese: c’è gente che sa cantare e gente che sa suonare, i testi non sono banali, i brani scorrono tra soul, jazz e pop più ricercato, arrivo alla fine quasi senza accorgermene e dire che i brani sono quattordici, tanti, anche in questo caso, a mio avviso, troppi. Sto parlando di “La danza umana”, il nuovo album di Manuela Dia il cui vero nome è Manuela Stefanoni, è piacentina ed è una che nella musica e per la musica ha lavorato molto prima di approdare a questo progetto che giustamente viene definito un’opera matura, intensa e coraggiosa.
Ed è proprio dal coraggio che vorrei partire perchè, oggigiorno, ci vuole un bel coraggio per affrontare un lavoro impegnativo come lo è la registrazione di un album, sfidando il sistema con una bella voce, pulita, estroversa, al di là di ogni moda, facendosi accompagnare da musicisti discreti, impeccabili, coerenti ed affidandosi ad arrangiamenti che coniugano molto bene gli intenti dell’artista con la cornice entro la quale la sua voce e le sue parole si collocano. Beh, a questo punto pare evidente che sto parlando di un ottimo lavoro che pone in risalto lo scrupolo che è stato dedicato ad ogni singolo brano, anche a quelli forse meno riusciti, ma mai approssimativi o trascurati. Credo che Manuela Dia abbia molto lavorato sulla sua voce perchè sa metterla al servizio anche delle sfumature meno appariscenti. E credo anche che la scelta di questi quattordici brani, la loro composizione, la loro interpretazione, abbiano posto l’artista al di fuori di ogni logica commerciale contemporanea facendo sì che potesse concentrarsi su di un modo di pensare alla musica ed all’interpretazione secondo canoni che non hanno tempo. Un neo c’è? Si, certo che c’è ed è l’eccessivo numero di brani incisi, tant’è che almeno la metà delle canzoni proposte è di altissimo livello (su tutte metterei “Bassamarea”, “Bye bye Ibiza” e “E si va, si va” e poi, subito dopo “L’amore non si ama”, “Aridacidamare”, “Caro uomo” , “Dream in my bed” e “La danza umana”) e le restanti non destano particolari entusiasmi nè emozioni, pur rimanendo sempre, come già dicevo, su livelli assolutamente dignitosi. Nei brani migliori l’artista sa creare climi un po’ retrò (“Bassamarea”), sbarazzini (“E si va, si va”), determinati (“Caro uomo”), sensuali (“Dream in my bed”), aggressivi (“Aridacidamare”), insomma una tavolozza di atmosfere che evoca luoghi e situazioni con efficacia e professionalità. Che rimane da dire? Che è sempre un grande piacere ascoltare una bella voce che canta belle canzoni e che consiglierei questo disco in modo trasversale ad un pubblico di ogni età; i più giovani potrebbero scoprire che cosa sono le canzoni ed i più maturi potrebbero ritrovarsi immersi in arie già vissute.