Geddo e la nuova scuola ligure

La questione della scuola genovese, culla di tanti cantautori, è una di quelle realtà consolidate che, come tutte le realtà consolidate, rischia di perdere le sue stesse  tracce. Poi, tra le proposte che sempre più numerose atterrano sulla scrivania, compare il cd “Fuori dal comune” di Geddo (nome completo Davide Geddo) e dopo tanto sentito dire, in quella scuola genovese o, in questo caso, ancor più, ligure, ci si immerge comprendendone la nuova dimensione, le nuove espressioni ed ascoltandone anche alcune delle nuove voci.

 

Si, perché questo è uno degli esempi più interessanti di compartecipazione ad un progetto che mi sia mai capitato di ascoltare. S’inizio, manco a dirlo, con un brano intitolato “Genova” che scivola via gradevolmente come una sorta di sipario di note che si apre su di un’orizzonte assai più ampio. Ed il ritornello di “Ti voglio” già coglie il senso di una pienezza immediata, fatta anche di contaminazioni sussurrate, come in “In ogni angolo della notte” ove la ricercatezza dei testi pare farsi più raffinata. Ed è ancora il testo a sgomitare in “Innocenza”, a testimonianza di quanto l’autore abbia da dire, sino a riconoscere di scivolare in “un mare di parole”.Ed in effetti in questa canzone la metrica evoca costrizioni e ristrettezze talvolta evidenti. Ma poi le parole fanno pensare, e “Il limite” assume i contorni di un’esortazione alla rivendicazione della propria identità. Bellissima la canzone che segue, “Marylin”, forse la più bella dall’album, per il ritmo, per i testi, per la metafora che conduce chi ascolta verso “Lo sguardo del cantautore”, la canzone più interessante del cd. Qui la compartecipazione di cui dicevo poco sopra, si fa trionfo. E qui vengono fuori le voci di Zibba, Silvia Dainese, Massimiliano Larocca, Andrea Parodi, Claudia Pastorino, Zazza, compagni di viaggio che Geddo ha voluto con sé per la realizzazione di questo progetto “completamente e orgogliosamente autoprodotto” come si legge nella presentazione. Ecco ad un tratto riunita la nuova scuola genovese o ligure, quella che in passato ci aveva dato i Gino Paoli, i Lauzi, i Bindi, i Tenco e che ha voltato pagina, certo, rimanendo però un immenso contenitore di gente che sa emozionare attraverso la musica. Un piccolo cedimento con “1000 cose” (che al contrario di “Marylin” è forse il brano meno significativo dell’album, picchi opposti, come in ogni cd) per approcciarsi verso la fine del viaggio con il testo dolce di “So che non vale niente”, “Meg”, “Oltre” e, la bellissima ed introspettiva “Cuore”. Non ho parlato dei musicisti ma le chitarre di Laura Marsano e di Fabrizio Cosmi, il violino di Fulvio Renzi, il sax di Gianni Zallo, le tastiere di Fabrizio Zingaro sono parte integrante ed a volte decisiva di questa società musicale compartecipata, che ha investito nelle parole e nella musica di Geddo, coadiuvato da Paolo Magnani, Dario La Forgia, Maurizio Di Paolo e Rossano Villa, la band che lo accompagna.

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