“GATTOCANE”, PRIMO ALBUM DI UAH CANTAUTORE PARTENOPEO

Da alcuni giorni è in circuitazione “Gattocane”, il primo album el cantautore Uah (UnleashAnemaHit), plesemente partenoeo, pur se definito cantautore “sommerso” per il suo desiderio di non apparire, in aperto contrasto con il vezzo di molti che fanno dell’immagine un presupposto irrinuncibile. Definirei questo album un disco tranquillo, che non rincorre effetti speciali, che non vuole suscitare stupore ad ogni costo e che snocciola le sue nove tracce utilizzando colori diversi da quell’unica tavolozza che è la voce pacata di Uah.

Il primo brano s’intitola “‘A chiave”  ed è una specie si reggae vesuviano che intreccia piacevolmente la tradizione musicale napoletana con dei frammenti di mondo. “Notte piovane” è un brano soft con testo italo-partenopeo ed un buon andamento, senza sussulti. “Gattocane” è il brano che dà il titolo all’intero progetto, ma a mio avviso non è il pezzo miglione, anche se riesce a creare un’atmosfera soffusa e particolare pur senza ricorrere a alcun effetto forzato. “‘A primma neve” a tratti strizza l’occhio al rap, ma qui l’atmosfera la crea un ottimo arrangiamento che asseconda benessimo la voce poco più che sussurrata. “Mammarò” è il primo inciampo, non “tiene” l’ascolto, è un po’ noiosetta. Dà un tocco di allegria invece “Vita mia”, canzoncina tanto leggiadra quanto breve. “Santa Chiara” è una canzone piacevole, soprattutto strumentalmente nella parte introduttiva, mentre “Dentro” è un brano un po’ pazzerello che però regge (anche con la citazione “ho detto noia non ho detto gioia” di califana memoria e quel pizzico di primo Battiato che appare qui e là). E si va  chiudere (non benissimo direi) con “‘O bibi” un po’ tediosetta e questa volta non arrivano in soccorsao neppure gli arrangiamenti. In conclusione, un buon disco con un paio di cedimenti fisiologici, piacevole e discreto come probabilmente vuole che sia questo cantautore che sta nell’ombra.

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