Da alcuni anni non esiste più una hit parade italiana dei dischi più venduti o dei brani più ascoltati o più clikkati… fate voi. La classifica di riferimento per molti operatori del mondo della musica è Spotify che offre una graduatoria parziale e tutto sommato non attendibile.
Basta pensare ad un episodio recente come il concerto di Capodanno mandato in onda da RAIUno. L’indomani sui social si leggevano commenti tra l’incredulo e l’ironico per via di un cast del quale facevano parte artisti di generazioni passate e pochissimi dei divetti che fanno scapicollare i ragazzini. Eppure, nonostante le critiche, quella serata televisiva ha registrato uno share che ha sfiorato il 40% con oltre 5 milioni di telespettatori. Roba da partitissima di calcio. E dunque? Il dunque è molto semplice. La musica oggi vive una spaccatura senza precedenti che vede da una parte i ragazzini che regalano a Spotify milioni di visualizzazioni andando alla ricerca dei loro beniamini, mentre gli over 40 preferiscono continuare a seguire in tv i loro artisti preferiti. E questo spiega anche perché al Festival di Sanremo vengono affiancati big consolidati a personaggi che ad un pubblico adulto non dicono nulla. I cosiddetti nomi noti sono quelli seguiti perlopiù dagli ultraquarantenni, i semisconosciuti al pubblico televisivo sono invece gli idoli degli adolescenti. I primi saranno seguiti dai loro fans in televisione, mentre i secondi saranno cercati dal pubblico più giovane, perlopiù su Spotify. Ma tutto ciò ci fa approdare ad una considerazione: la classifica di Spotify non è una classifica attendibile poiché si avvale del seguito di una sola parte del pubblico: quella dei teen agers. Se anziché limitarci a parlare di visualizzazioni parlassimo di preferenze, quindi con una visione anagraficamente più trasversale, con ogni probabilità le cose cambierebbero. E questo spiega perché, nonostante Spotify, nei vari programmi televisivi, il vincitore della passata edizione del Festival di Sanremo, Olly, in realtà si sia visto pochissimo tanto da essere stato pressochè dimenticato dal pubblico più adulto mentre su Spotify è il trionfatore assoluto dell’anno appena trascorso, addirittura con più di un brano oltre a quello vincitore all’Ariston. Conclusione: quando qualche giornale parla di classifiche della musica rifacendosi solo ai dati di Spotify, guarda indubbiamente al pubblico più giovane, che tradizionalmente è anche quello che ascolta più musica, ma non presenta una classifica reale.