“AMOR, REQUIEM”: L’INTERESSANTE VOCE DI VOODOO KID

Il suo nome d’arte è Voodoo Kid ed il suo nuovo album, in circuitazione da pochi giorni, s’intitola “Amor, requiem”. Si tratta di otto tracce che riescono a suscitare, per svariate ragioni, un certo interesse, che forse non risponde all’enfasi un po’ eccessiva con la quale l’artista viene presentata, ma che indubbiamente possono incuriosire e suscitare, per molte ragioni, apprezzamenti non di maniera.

L’album di apre con “Non è per te” (va premesso che il percorso è quello di una storia d’amore e della sua evoluzione, sino alla fine),  la voce giunge subito con fermezza e la linea melodica è semplice, ma immediata; una canzone che “arriva”. “Ghiacciai” è meno convincente, non pare un brano destinato a lasciare tracce significative. “Rasoi” torna su standard di maggiore fruibilità, anche se occorre prestare attenzione ad una tendenza, non così rara, che è quella dell’omologazione che non corrisponde ad un appiattimento su altri generi o altri modelli, ma su sè stessi. E si approda a “Goodby” che pone meglio in risalto l’agilità vocale di Voodoo Kid la quale conferma due doti: quella di saper cantare e quella della consapevolezza dei propri limiti anzi, come vedremo, della capacità di saperli capitalizzare. “Foxbury Ave, Interlude” è un brano di raccordo che tiene insieme il filo del discorso, ma musicalmente non è gran cosa mentre “Tvb” non brilla per fruibilità, ma può contare su arrangiamenti meno minimalisti, il che consente di mantenere vita un’atmosfera che, intanto, si è via via creata.  E si giunge a “Domino”, che personalmente considero il brano migliore dell’intero progetto; quando poco sopra scrivevo che Voodoo Kid i propri limiti li sa anche capitalizzare, ascoltando questa canzone trovo tutte le motivazioni. E’ una voce che non si abbandonerà mai a virtuosismi che non le si addicono e nei quali probabilmente fa benissimo a non avventurarsi, però c’è della sensualità in questo modo di cantare, in quella calma fluida che asseconda la musica e l’ascolto, complice una canzone decisamente gradevole. E si va a chiudere con “Requiem”, brano piuttosto statico, ma ben interpretato che proprio per questo rivela professionalità, mettendo qualità anche laddove non ce n’è molta. Alla fine mi sento comunque di dire che l’album, complessivamente, è buono e soprattutto che Voodoo Kid è interessante, ha una buona personalità, una bella dose di sicurezza ed ha a mio avviso le carte in regola per dire la sua in un frangente storico-musicale troppo spesso piatto e ripetitivo.

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