E’ in circuitazione da pochissimi giorni “Nascere, Inciampare, Crescere”, debut album di MilleAlice, cantautrice che ha iniziato il suo percorso artistico nel 2024 con l’uscita del singolo “Cosa vuoi io sia” cui seguono, l’anno successivo il suo primo Ep, “1000e6” e, nello stesso anno, la partecipazione ad X-Factor da cui ne consegue un percorso live che vede MilleAlice portare la sua musica in un tour di una quindicina di date oltre che in svariati Festival ove raccoglie molti apprezzamenti. Apre quindi i concerti di alcuni altri artisti tra cui Ditonellapiaga ed avvia la realizzazione del suo primo album che scandisce un percorso di vita che rappresenta poi l’evoluzione dell’esistenza.
Sceglie di farlo con molta introspezione ed accuratezza, che traspaiono dai suoi testi, mai casuali o approssimativi e dall’approccio strumentale che si coniuga felicemente con la vocalità della cantautrice sino a farne quasi uno strumento aggiunto, come si rileva in modo particolare in “Bimbi e cani”. Quello di MilleAlice non è un album semplicissimo, ripudia la banalità e si pone alla ricerca di un’espressione originale ove nulla deve somigliare a nulla. E credo di poter dire che riesce a cogliere l’obiettivo e, a tratti, anche a sorprendere. Non trattandosi di una raccolta di facile fruibilità, inevitabilmente richiede un ascolto più attento e, in alcuni casi, anche ripetuto, soprattutto dove la voce si fa più lieve, ma riesce comunque ad essere di un soffio sopra alla musica, alla ricerca di tonalità emotivamente più delicate. Personalmente i brani che preferisco sono il già citato “Bimbi e cani” e “Io sono io”, canzone nella quale la cantautrice libera la sua voce su estensioni maggiori e lo fa senza dare mai sensazioni di affanno; sullo stesso piano metterei “Nascere”, brano di assoluta delicatezza che evidenzia eleganza e sicurezza. Bene, a mio avviso, anche “Ninna nanna”, “Quanto tempo” e “Come fosse domenica” che riescono a dare una connotazione sempre più chiara del messaggio che con questo lavoro MilleAlice vuole portare. Concludendo, si tratta di un ottimo lavoro che pone in risalto una maturità artistica che non si muove esclusivamente sui binari di una evidente sensibilità, ma lo fa avvalendosi di una buona tecnica e di ottimi arrangiamenti che rendono rilevante l’aspetto strumentale.