E' di recentissima pubblicazione il nuovo album di Giacomo Lariccia, “Ricostruire”, che già sta proiettando il cantautore di origini italiane, ma da tempo residente a Bruxelles ove vive con la sua famiglia, in circuiti radiofonici e concerti in svariate località italiane ed europee. Il lavoro di Lariccia è quello di un cantautore consolidato ed esperto, che maneggia con disinvoltura le parole e la musica, senza però mai trascurare il tratto poetico della sua sensibilità.

S'inizia con “Ottobre” e si entra subito nel vivo di quella che è la dimensione vera dell'artista: la canzone d'autore nel senso più diretto e tradizionale, con voce limpida e chitarra in primo piano, con arrangiamenti puliti e senza sbavature (ci ha pensato in tutti i brani Marco Locurcio). “Ricostruire” è il brano che dà il titolo al progetto, si affida a frasi come “La verità non la puoi cambiare....” ed imbastisce filosofie di vita che appartengono al bagaglio artistico e culturale di Lariccia. “Quanta strada” è uno dei brani più belli dell'album, caratterizzato da un testo delicatamente struggente e da una struttura musicale intensa che desta qualche fugace perplessità solo laddove l'arrangiamento si fa più enfatico. “La mano di un vecchio”, che ricorda non musicalmente ma concettualmente “Il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini è una canzone meno convincente di quella che la precede, tutta giocata sul contrasto di due malinconie tra personaggi di età così distanti che si accompagnano nel breve viaggio di una via. “Come sabbia” non sarebbe una canzone destinata ad essere ricordata non fosse per una frase che ad un certo punto desta la curiosità di chi ascolta: “Non dispensar consigli che spesso sono figli di chi non riesce a viverli per sè”; questo passaggio rivela come la canzone d'autore possa trarre alimento anche dal semplice spunto di una frase, che iresce, come in questo caso, a far passare in secondo piano una struttura musicale tutto sommato mediocre. Ci si rifà subito anche musicalmente con “Amore e variabili”, andamento malinconico coinvolgente, testo molto bello, un crescendo che dalla metà del brano in poi pare prendere per mano chi ascolta ed una chiosa di pianoforte molto efficace. “Celeste” fa un salto indietro nel tempo, riporta ad orrori lontani, mai del tutto sopiti, è un personaggio vagante in una Roma disfatta dalla guerra e dalla desolazione. “Senza farci del male” si affida ad un andamento più agile per dare maggiore fruibilità ad un brano non eccezionale mentre “Fiore d'inverno”, nela sua semplicità, tradisce l'originalità di una sorta di delicata filastrocca con morale finale, proprio come nelle fiabe: “Fiore d'inverno, fiore coraggioso, che questa vita rimanga sempre un bel gioco”. Si stacca invece in modo abbastanza deciso dal contesto generale dell'album il brano “Luce”, caratterizzato da una ritmica pressante che non riesce però a conferire alla canzone l'intensità colta in altri brani. E si chiude con “Solo una canzone”, sintesi del "tutto" in meno di due minuti per identificare l'uomo nella fragilitàdi una canzone. E' questo di Giacomo Lariccia un album molto “pensato”, ci troviano al cospetto di un cantautore che non fa nulla per caso ma misura i suoi passi e sa dove vuole arrivare. C'è professionalità, c'è passione, c'è vita e ci sono alcune belle canzoni. Un risultato d'insieme che rende “Ricostruire” un prodotto apprezzabile senza fronzoli e senza ammiccamenti.