In un periodo un cui la canzone d'autore pare segnare il passo, trovare il coraggio di pubblicare un album con ben 12 tracce è indubbiamente una scelta all'insegna dell'ottimismo. Eppure, questo “Ferro e carbone” di Tiziano Mazzoni è un bell'album, un album “studiato” non solo per la composizione dei brani, ma anche per la loro collocazione sul cd, che tiene conto dell'esigenza di offrire un prodotto di qualità per i palati più fini, ma anche branoi di maggiore fruibilità, pur senza mai venire a patti con la banalità.

 

 

Ecco dunque che si comincia bene con “Sciogli il cane” che rivela subito la voce persuasiva del cantautore in un brano con un buon testo, d'impronta apertamente cantautorale, con arrangiamenti affidati soprattutto al suono inconfondibile di un hammond che pare riemergere dal tempo (a suonarlo è Pippo Guarnera). Il brano successivo, “Il velo”, musicalmente buono, presenta un testo tutto da interpretare con allegorie religiose ad alto rischio. “La lucciola e il bambino” è invece il primo brano “radiofonico” che viene ad allentare un clima che andava incupendosi, brano vivace che ci accompagna verso la canzone più bella all'album: “Rita e l'angelo”; si tratta di un brano caratterizzato da un testo di grande delicatezza ed intensità, musicalmente ben strutturato, senza la ricerca di nessun effetto speciale, ma con un finale d'organetto che chiude una bella parentesi di poesia. Ed ecco il ritmo che ritorna con “E' una magìa”, aria vagamente reggae, testo divertente interpretato con garbo. “Quattro barche” è un brano con un percorso musicale nell'insieme interessante (si apprezza a più riprese l'ottima chitarra di Mazzoni), un testo che sottintende riflessioni elaborate e suggerite, ma il tutto alla fine non risulta essere particolarmente attraente (pur continuando ad apprezzare le note dell'hammond sullo sfondo). “Qualunque nome dirai” è una buona canzone con un buon testo,con una struttura da manuale del cantautore, ma senza picchi di particolare intensità. Non indimenticabile “Piombino”, nella quale a tratti Mazzoni ci ricorda il più languido Ligabue, forse sono migliori gli intenti dei risultati. “Noi camminiamo” riprende il concetto di una più probabile fruibilità consegnandoci il secondo bellissimo brano dell'album, “Verde torrente” musicalmente e letterariamente di ottimo livello, con un eccellente arrangiamento impreziosito anche dalla “voce” del sax di Claudio Giovagnoli. E si va a chiudere con “Andiamo ad imparare” ove Mazzoni inciampa e ricomincia con giusta naturalezza, offrendo in chiusura una ballata a tutto tondo con i colori intensi dell'organetto di Riccardo Tesi a fare da cornice. Che dire di questo lavoro? Indubbiamente un album convincente, che forse avrebbe potuto essere alleggerito di un paio di brani, ma che mette comunque in risalto lo spessore artistico di un cantautore che tiene fede ad un modo di pensare alla canzone da raccontare, per trasmettere le emozioni del proprio vissuto e renderle condivisibili a chi ascolta. Questa è in fondo la canzone d'autore più vera. Quella che ha più ragion d'essere. (Tiziano Mazzoni - "Ferro e carbone" - MRM Records a branch of Appaloosa Records)