“La musica di oggi è il carburante per i cellulari”. Questa riflessione è di Ivano Fossati e risale solo a pochi giorni or sono. Alcuni anni fa, in occasione di una tavola rotonda alla quale partecipai, Eugenio Finardi raccontò un aneddoto divertente ed amaro che lo riguardava personalmente. Dopo mesi di lavoro, recatosi presso la sua casa discografica per fare ascoltare le tracce di quello che avrebbe dovuto essere il suo nuovo album, alla fine dell’audizione si sentì dire da uno dei discografici: “Non male Finardi ma…non avresti qualcosa di più immediato, più fruibile, qualcosa che possa andar bene per le suonerie dei cellulari?”. Non oggi dunque, ma da tempo la musica è diventata il “carburante per i cellulari”. E lo dimostra il bombardamento di produzioni ed ancor più di autoproduzioni che pare un torrente inarrestabile ove tutto scorre e va via, senza però, se non in casi eccezionali, lasciare tracce percettibili e, soprattutto, durature. In un suo blog Red Ronnie ha recentemente dichiarato che personaggi come Celentano, Vasco Rossi, De Andrè,  Battisti e molti altri, nell’epoca dei talent, che è quella che stiamo attraversando, non sarebbero mai stati riconosciuti. Ed il problema ha caratura internazionale, visto che una riflessione analoga ci è giunta nientemeno che da Paul McCartney il quale ha dichiarato senza esitazioni che, in tempi come questi, i Beatles non sarebbero mai nati. Ma, come lo stesso Red Ronnie ha sottolineato, non è che non vi siano in circolazione nuovi talenti, semplicemente non si ha più il tempo di accorgersi di loro. I talent uccidono la musica e generano illusioni, in un perverso vortice di interessi e di superficialità che tutto divora, ma di cui nulla rimane. Con queste consapevolezze arriva la 69a edizione del Festival di Sanremo, l’unico festival della musica sopravvissuto nella programmazione della televisione italiana. Da tempo un fatto di costume ancor più che di canzoni. Una rassegna che fa parte della storia stessa del nostro Paese, che però ha partorito i suoi ultimi gioielli in anni ormai remoti (Laura Pausini ed Eros Ramazzotti). Una manifestazione in cui si sono perse le dimensioni più razionali, tanto che l’ultimo nato nella famiglia dei rapper compare tra i “big” esattamente come la veterana Patty Pravo. Ed un Marco Mengoni che deve a Sanremo quella fragile notorietà sulla quale con molta incertezza di regge il suo personaggio, viene invitato in qualità di ospite. E’ il segno di tempi difficili, di tempi in cui la musica, quella più diffusa, quella più comune, quella più ascoltata è, purtroppo “carburante per i cellulari”.

Giorgio Pezzana