Fermo restando che io appartengo a quel novero di persone che ritengono che la musica si faccia per la musica e non per intruppare le masse e condurle a fare i cortei nelle piazze, mi ha incuriosito ed indignato l’iniziativa di “Rolling Stone Italia”, rivista musicale e cinematografica di comprovato prestigio, che lancia una campagna contro il ministro Salvini ringhiando un pericoloso e delirante “Da ora chi tace è complice”. Complice di che? Di appartenere all’area di quei 17 milioni di italiani che alle ultime consultazione elettorali hanno fatto una scelta diversa da quella di sinistra? Complice di condividere ed approvare una diversa razionalizzazione nell’approccio con la questione dei migranti, prendendo le distanze dalle politiche sin qui condotte in materia dai Governi di sinistra?  Complice di approvare in senso più ampio l’idea di un Governo del cambiamento dopo avere subìto per anni ed anni il volere di Governi di sinistra, neppure liberamente eletti? Ma non è solo l’iniziativa di “Rolling Stone” a destare le mie perplessità. Ci metto anche e forse con toni ancora più accesi l’enfasi con la quale questa iniziativa è stata rilanciata da certi cosiddetti “giornaloni” che non contenti di aggregarsi ad una sorta di “caccia all’uomo” indegna, a prescindere da chi sia l’uomo (per altro lo avevano già fatto con Berlusconi), giungono a scrivere che i nomi dei cantanti e degli artisti in genere che hanno aderito alla sottoscrizione, consente anche di risalire a chi non vi ha aderito pur essendo stato, quasi certamente, invitato a farlo da “Rolling Stone”. Ma stiamo scherzando? Facciano le liste dei “buoni” e dei “cattivi” così poi possiamo premiare i primi e punire i secondi ovvero, continuare a dare risalto, recensioni, visibilità, spazi radiofonici e televisivi a quelli che, riconoscendosi nella sinistra, hanno aderito alla triste iniziativa di “Rolling Stone”, esautorando tutti gli altri? E questo non è fascismo? Le elezioni del 4 marzo scorso hanno espresso in modo chiaro ed inequivocabile la scelta di un’ampia maggioranza di italiani. Scelta che è poi stata ribadita e se possibile accentuata ulteriormente dalle consultazioni per il rinnovo di svariate amministrazioni comunali, con le successive conferme ai ballottaggi. Se non si accettano i verdetti delle urne, non si accetta il concetto stesso di democrazia. Ma su questo, la vicenda di “Rolling Stone” non ha portato altro che ulteriori conferme. Ed ora cerchiamo di tornare alla musica e di ascoltarla, giudicarla, criticarla o apprezzarla. Senza però mai usarla per perseguire fini politici. La musica e l’arte sono espressioni troppo nobili per divenire strumenti di queste bassezze.

Giorgio Pezzana