musicamag.com

ATTENZIONE: per recensioni di album o EP occorre il supporto fisico da inviare al seguente indirizzo:

Associazione Artistica AnniVerdi - Rivista "Un'Altra Music@" - Via del Carmine, 5 - 13878 Candelo( Bi)

Per i soli annunci di EP, singoli e videoclip, non viene richiesto il supporto fisico.

Editoriale

MA A SANREMO ADESSO CI VANNO PER GIOCARE

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDF | Stampa | E-mail

Leggo e rileggo l'elenco dei 20 “big” della prossima edizione del Festival di Sanremo, quest'anno affidato alla direzione artistica di Claudio Baglioni, e ad ogni lettura mi convinco sempre più che lo spirito di quella manifestazione dalla gravità della rianimazione è passato ad una sorta di coma irreversibile. Ormai siamo al senso ludico assoluto. Non che in passato fossero sempre credibili le graduatorie di vincitori e vinti. Ma un clima di sana rivalità, per le ragioni più svariate, lo si respirava con una certa frequenza. O perchè ad alimentarlo erano antipatie e rancori personali tra gli artisti, oppure per una questione di contrapposizione di generi e di scuole d pensiero (il melodico contro il rock'n'roll dei primi anni Sessanta, la borghesia dei paludamenti del festival contrapposta alle contestazioni sessantottine che si consumavano nelle piazze...). Più nulla. Oggi la sensazione è che la maggior parte degli artisti in gara sia lì per giocare, approfittando della prima serata Rai, per dare una spolverata a carriere un po' in declino o per misurarsi su di un terreno diverso e lontano dai loro abituali. Gli ex Pooh Roby Facchinetti e Riccardo Fogli che duellano con l'altro ex Pooh Red Canzian, sa di una sfida a bocce tra vecchi frequentatori del circolo Arci, la riapparizione di Luca Barbarossa odora di favori tra romani veri (Baglioni e lo stesso Barbarossa appunto), la presenza di Ornella Vanoni affiancata da Bungaro e Pacifico, sa più di celebrazione di una vecchia gloria della canzone italiana, che non di una muscolare partecipazione ad una gara con relativo obiettivo di vittoria finale. Ed altrettanto si potrebbe dire della presenza di Ron, che ha tutta l'aria di uno che ha voglia di farsi un giro nostalgico laddove cominciò a bazzicare, con un certo successo, sin da quando era un adolescente. Enrico Ruggeri poi, non si presenta neppure in prima persona, ma con i Decibel, cioè la formazione della sua giovinezza, quasi a voler ricercare la dimensione che fu. Che dire poi di Nina Zilli ed ancor più di Mario Biondi? La prima è una cantante straordinaria, ma di una raffinatezza che va ben al di là della dimensione nazional-popolare di un festival come quello di Sanremo, ove ha partecipato e non una volta soltanto, passando pressochè inosservata (deve alla rassegna solo gli apprezzamenti ottenuti, successivamente, in ambiti non festivalieri). Biondi è invece assolutamente fuori dal suo ambiente e Dio sa chi lo ha convinto a partecipare alla gara dell'Ariston (per certi aspetti ricorda la partecipazione di Gualazzi, anche lui prestato dal jazz al mercatone di Sanremo). Enzo Avitabile e Beppe Servillo sono altri due grandi professionisti della canzone italiana, la cui popolarità però si è ultimamente un po' appannata ed in tal senso la partecipazione al festivalone potrebbe rappresentare un'occasione di rilancio. Max Gazzè lo avremmo immaginato più facilmente al fianco di Levante, con la quale la scorsa estate aveva portato al successo “Pezzo di me”, autentico tormentone balneare. Tralasciando la solita partecipazione di Elio e le Storie Tese, che come Renzi quando disse che si sarebbe ritirato dalla politica se avesse perso il referendum, allo stesso modo hanno annunciato il loro scioglimento un mese fa, salvo poi riemergere su di un palco che di fatto hanno sempre irriso, quel che rimane non sono “big”. The Kolors, Diodato e Roy Paci, Lo Stato Sociale, Giovanni Caccamo, Renzo Rubino, Noemi, Ermal Meta, Fabrizio Moro, Le Vibrazioni e Mudimbi non sono “big” poiché, se li considerassimo tali, come dovremmo definire Vasco, Zucchero, Mina, Celentano. De Andrè.......? Eccoci dunque in prossimità di un festival che sa di luna park, tra pacche sulle spalle, incontri tra vecchi amici, ritorni e celebrazioni. Potrebbe essere un buon festival. Ma non è, e forse non sarà mai più, “quel” festival.

Giorgio Pezzana

 
Home Archivio editoriali

In questi giorni tutte le radio sono impegnare a diffondere le note di quella dozzina di artisti italiani che hanno confezionato, certamente non a caso in vista del prossimo Natale, il loro nuovissimo cd. Da Giorgia a Gianna Nannini, da Jovanotti a Tiziano Ferro, da Antonello Venditti all’irraggiungibile Adriano Celentano. E le major, a suon di euro, si contendono gli spazi radiofonici e le pagine dei giornali per promuovere le loro novità, i “cd-panettone” che invadono tutto quel che in queste settimane fa musica. Ma al di là di questa dozzina di proposte, vi sono centinaia di artisti che onestamente, alacremente, con tanta passione e pochissime risorse, producono la loro musica, propongono il loro mondo, trasmettono i loro sogni e le loro emozioni. “Un’altra Music@” si occupa, ormai da un anno, di loro. E per celebrare il primo anno di attività della nostra rivista, con la prossima news letter che invieremo ai nostri 5mila iscritti, pubblicheremo la lista delle nostre 10 proposte di Natale. Dieci cd di area indipendente che attraverso il nostro spazio vogliamo proporre ai nostri lettori. Non al posto dei lavori dei grandi artisti di cui abbiamo parlato poco sopra, ma accanto a questi, per non dimenticare che c’è tanta, tantissima buona musica, che rischiamo di non ascoltare mai. E che invece meriterebbe di essere ascoltata.

Ora che il Tenco sembra accusare gli effetti di una crisi che sta investendo l’ìntero Paese, c’è chi sostiene che di fatto la canzone d’autore è finita, è una nicchia per pochi nostalgici, un qualcosa che risulta anacronistico e fuori dal tempo. Il Premio Tenco muore” scrive Andrea Scanzi su “Il fatto quotidiano” “ non solo per mancanza di fondi. Scompare perché premia un simulacro, un caro estinto: una categoria che non esiste quasi più. Evaporata per sua stessa mano. Il profeta armato di voce e chitarra aveva senso nei Sessanta e Settanta: oggi, molto meno. Tutto è cambiato e chi ha saputo resistere lo ha fatto in virtù della capacità di rivoluzionarsi”. E’ un’opinione, discutibile sin che vogliamo, ma un’opinione. Poco dopo però ancora Scanzi indica quelli che a suo parere sono gli emergenti della canzone d’autore italiana, facendo una premessa: “i veri cantautori di oggi sono i rappercioè la non musica per eccellenza. Se così fosse sarebbe davvero grave. Ma così non è. Soltanto che i soloni del giornalismo milanesi e romani, masticano sempre la stessa carne per poi dire che è carne vecchia.

Leggi tutto...

Succede che da un’idea nasca un successo. Venerdì  21 e sabato 22 Ottobre, presso il Teatro Sociale “Villani”, di Biella, si è svolta la tredicesima edizione del Biella Festival, dedicata come sempre ai cantautori italiani, mica quelli già “famosi”, bensì coloro che alimentano ed alimenteranno il panorama musicale italiano, portando la loro arte e presentandola al di fuori dei canali tradizionali, senza appoggiarsi a majors, o a format televisivi, senza battage pubblicitario, con molta qualità e pochi investimenti iniziali, se non il talento, il sogno, la voglia di trasferire al pubblico quello che essi provano: le loro emozioni, la loro musica. Succede che uno spettatore privilegiato dal suo ruolo possa assistere a ciò che accade dietro le quinte: un’esperienza unica, davvero molto ricca e piacevole. Immaginate  un pool di persone che amano da sempre la musica e che vengono coinvolti da un “Uomo”, un tipo un po’ burbero, deciso, professionale, una persona con una capacità di individuare il talento, di esaltarlo e di offrire la possibilità a chi lo merita di realizzare un sogno.

 

Leggi tutto...

Una delle prime regole del giornalismo è quella di evitare, per quanto possibile, le autocitazioni. Ma questa volta dovrò, per semplici ragioni di praticità, venire meno a questo doveroso atto di correttezza  e di stile. Sul sito dell’Associazione Artistica AnniVerdi, quella che promuove Biella Festival Autori e Cantautori (www.biellafestival.com), in un’intervista rilasciata all’amica Anna Maria Mirante, ho parlato di “musica accatastata”. Ma cos’è la “musica accatastata”?

 

Leggi tutto...

I “tagli” alla cultura ed allo spettacolo, che il governo sta adottando ed adotterà ancora, a meno di ravvedimenti (dei quali pare di poter cogliere in questi giorni qualche tenue segnale) rappresentano oggettivamente una jattura, per un Paese come il nostro, che di cultura potrebbe vivere. Ma dopo avere manifestato la giusta contrarietà, interpretando il pensiero di chi nella cultura e per la cultura opera con onestà, è altrettanto giusto rivolgere un pensiero a chi, prescindendo dalla crisi economica di questi ultimissimi anni, ha contribuito non poco a gettare discredito su di un comparto che oggi, più di altri, pare destinato a pagare la mancanza i risorse.

 

Leggi tutto...

Visite

Tot. visite contenuti : 602927

Chi è online

 73 visitatori online

Il Commento

ECCO I MOTIVI DELLE RECENSIONI SENZA FRETTA

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDF | Stampa | E-mail

Qualcuno in questi giorni mi ha chiesto per quale ragione le recensioni degli album su “Un'altra Music@” compaiano sistematicamente a distanza di qualche settimana, se non di qualche mese, dalla loro pubblicazione. Si tratta di una scelta o di un'esigenza dettata dalle ridotte dimensioni della nostra redazione e degli spazi sul magazine? Fermo restando che in redazione siamo in pochissimi e ci siamo imposti di ascoltare sempre tutto ciò che finisce sulle nostre scrivanie (contrariamente a quanto fanno altri che si limitano a fare il copia/incolla di quanto inviano le agenzie di stampa), il che richiede tempo, molto tempo, è anche una scelta dettata da una riflessione più ampia. Da quando le nuove tecnologie hanno di fatto ridotto ai minimi termini il mercato discografico, abbiamo assistito al trionfo dell'usa e getta che tutto divora e tutto azzera. Cosicchè, di un cd uscito oggi, sulle riviste specializzate, si parla nei prossimi cinque giorni, dopodichè cala il silenzio. Tutti ne scrivono insieme e tutti lo fanno subito. In virtù di quella esigenza di “stare sul pezzo” che, se è irrinunciabile qualora ci si occupi di cronaca, non lo è affatto quando ci si occupa di arte in genere (dalla musica al settore editoriale, dall'arte visiva alle programmazioni teatrali). In tal modo, un prodotto che ha richiesto mesi quando non anni di lavoro, “sfiorisce” in pochi giorni soppiantato da altre produzioni, destinate a fare la medesima fine. “Un'altra Music@”, ponendosi in alternativa rispetto alle dilaganti tempistiche dei lanci e della promozione discografica, non intende farsi risucchiare da questo vortice, che sta alla base del mancato consolidamento di tante produzioni discografiche, ma anche della mancata affermazione di artisti ai quali non viene più concesso il tempo di “crescere” e di entrare in sintonia con il pubblico. Il pubblicare una recensione settimane o mesi dopo l'uscita di un album, significa continuare a fare vivere quel prodotto, significa sottoporlo nuovamente all'attenzione di chi legge e di chi ascolta, recuperando le distrazioni di coloro che, fuorviati dalla frenesia delle uscite in tempo reale, si sono forse persi la possibilità di cogliere il senso di una canzone o il percorso artistico di un album. Una rivista che si occupa di musica non ha e non deve avere i tempi della cronaca. Né ha esigenze di primogenitura. Non importa se prima di noi a scrivere di quel cd sono state altre riviste. Importa la professionalità con la quale noi ci accostiamo a quel lavoro, l'attenzione che gli dedichiamo, il rispetto che portiamo a chi ci ha richiesto un parere. Oltre alla già espressa convinzione che non vi sia lavoro musicale o comunque artistico che possa esaurirsi in cinque giorni. Ed a costo di sembrare “passatista” a tale proposito mi piace ricordare che nel tempo dei vinili le canzoni di maggior successo del Festival di Sanremo occupavano le classifiche discografiche sino a maggio, per poi lasciare il posto ai brani di “Un disco per l'estate” che si contendevano i piazzamenti sino a ottobre. Altri tempi, certo. Tempi in cui la musica si ascoltava davvero ed il lavoro di un artista era un progetto al quale veniva concesso il tempo per esplicarsi e svilupparsi. Se ciò non accadeva i fattori avversi erano altri, non certo l'ansia di divorare tutto e subito.

G. Pe.

 

Login



Con la registrazione ci si iscrive automaticamente alla news letter di "un'altra Music@"