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Editoriale

CAMORRA SOUND

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Nell’universo artistico (e, nello specifico, in quello musicale) di una città (Napoli) che “vive del proprio racconto”, esiste da oltre quarant’anni una sorta di amnesia collettiva nei confronti delle tematiche legate alla camorra, se non addirittura, nella sceneggiata e in alcune frange del variegato e variopinto fenomeno neomelodico, un’atteggiamento apologetico. Ritroviamo questa dimensione in un insolito libro ("Camorra sound" edizioni Magenes) di recente pubblicazione, scritto da Daniele Sanzone, voce e anima degli ‘A67, il quale indaga in profondità le ragioni alla base di questo fenomeno avvalendosi della sua solida competenza e delle testimonianze dei protagonisti. Introdotto da un’acuta contestualizzazione dello storico Marcello Ravveduto, il saggio di Sanzone passa in rassegna senza concessioni, con visione d’insieme lucida e stile agile, la storia della musica napoletana dal folk alla sceneggiata, dal Neapolitan Power alla Vesuwave, passando per i neomelodici, interconnettendola alle modificazioni profonde che nel frattempo sono intervenute nel tessuto sociale e culturale di Napoli e delle sue periferie e nell’organizzazione stessa del Sistema. Se infatti negli Anni Settanta la camorra “non è percepita come un problema prioritario, ma legato e subordinato al malessere sociale e all’assenza dello Stato”, negli Anni Ottanta le cose cambiano radicalmente con il narcotraffico e l’escalation di violenza della NCO (Nuova Camorra Organizzata) di Raffaele Cutolo. Ciononostante, paradossalmente, il più illuminato e disarmante affresco dello stato delle cose non verrà dalla penna di un artista napoletano, ma da quella del mai abbastanza compianto Fabrizio De André. Si tratta di un libro interessantissimo e, come raramente accade nell’editoria legata al mondo musicale, indispensabile per capire ed approfondire i tanti aspetti di un disagio (ma sarebbe più giusto parlare di un cancro sociale) contestualizzato nell'essenza stessa di una città e di ciò che in essa si muove.

Alessandro Hellmann

 
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Nell’universo artistico (e, nello specifico, in quello musicale) di una città (Napoli) che “vive del proprio racconto”, esiste da oltre quarant’anni una sorta di amnesia collettiva nei confronti delle tematiche legate alla camorra, se non addirittura, nella sceneggiata e in alcune frange del variegato e variopinto fenomeno neomelodico, un’atteggiamento apologetico. Ritroviamo questa dimensione in un insolito libro ("Camorra sound" edizioni Magenes) di recente pubblicazione, scritto da Daniele Sanzone, voce e anima degli ‘A67, il quale indaga in profondità le ragioni alla base di questo fenomeno avvalendosi della sua solida competenza e delle testimonianze dei protagonisti. Introdotto da un’acuta contestualizzazione dello storico Marcello Ravveduto, il saggio di Sanzone passa in rassegna senza concessioni, con visione d’insieme lucida e stile agile, la storia della musica napoletana dal folk alla sceneggiata, dal Neapolitan Power alla Vesuwave, passando per i neomelodici, interconnettendola alle modificazioni profonde che nel frattempo sono intervenute nel tessuto sociale e culturale di Napoli e delle sue periferie e nell’organizzazione stessa del Sistema. Se infatti negli Anni Settanta la camorra “non è percepita come un problema prioritario, ma legato e subordinato al malessere sociale e all’assenza dello Stato”, negli Anni Ottanta le cose cambiano radicalmente con il narcotraffico e l’escalation di violenza della NCO (Nuova Camorra Organizzata) di Raffaele Cutolo. Ciononostante, paradossalmente, il più illuminato e disarmante affresco dello stato delle cose non verrà dalla penna di un artista napoletano, ma da quella del mai abbastanza compianto Fabrizio De André. Si tratta di un libro interessantissimo e, come raramente accade nell’editoria legata al mondo musicale, indispensabile per capire ed approfondire i tanti aspetti di un disagio (ma sarebbe più giusto parlare di un cancro sociale) contestualizzato nell'essenza stessa di una città e di ciò che in essa si muove.

Alessandro Hellmann

Il prossimo 13 luglio, al BlackOut di Roma, si terrà la New Entry MArteLabel, Durante la serata verrà presentata la nuova proposta discografica targata MarteLabel: i Moustache Prawn. Special guest dell'evento i britannici Is Tropical

I Moustache Prawn, band pugliese, sono i vincitori del premio “Band Rivelazione MarteLive”. Inoltre la band è reduce dal concerto tenutosi il 7 luglio a Villa Ada per il festival "Villa Ada incontra il Mondo" e a settembre è prevista l'uscita del nuovo album, di cui è in corso la campagna crowdfunding su Musicraiser.

Quasi quattro anni sono trascorsi da quando è iniziata l'avventura della nostra rivista online. Pian piano siamo cresciuti, e la nostra piccola redazione in questo tempo ha avuto occasione di sentire tanta, tanta musica inviataci da chi desidera essere pubblicato e recensito. Ne abbiamo ascoltata, e ancora ne ascoltiamo, tantissima. Di ogni genere, di ogni stile. Sappiamo bene che dietro ogni singolo lavoro ci sono impegno, passione, speranze. Ed ogni singolo autore, gruppo, interprete e brano ha per questo la sua dignità. Tuttavia, chi ci invia il frutto della propria fatica ha il diritto-dovere di accettare il giudizio che si aspetta da noi. E siccome noi non richiediamo nè richiederemo mai un compenso per le nostre recensioni, ci riserviamo la facoltà di esprimere liberamente le nostre impressioni ed opinioni. Così, facendo un excursus su quanto ascoltato e valutato in questi anni, ci siamo resi consapevoli di un paio di costanti che troppo spesso ci troviamo a dover riscontrare: emulazione eccessiva, ed omologazione. Intendiamoci: ispirarsi ad un particolare autore, o rientrare nella corrente di un genere specifico, non sono difetti o carenze. Lo possono però diventare quando ci si smarrisce in una esagerata copiatura nello stile, nella metrica, negli arrangiamenti, nell'interpretazione. Quando, ascoltando un brano, ci sorprendiamo  pensare "ma senti... questo sembra proprio Battiato" (o Dalla, o De André, o qualsiasi altro artista noto) non è, né può essere un giudizio positivo. Una grande innovatrice, protagonista della creatività - anche se non nell'ambito della musica, ma della moda- che fu Coco Chanel, disse: "Per essere insostituibili, bisogna essere diversi". Quando ancora non erano Battiato, Dalla, De André, ognuno di questi grandi nomi della musica non "somigliava a...". Ognuno di loro ha inventato stili e percorsi nuovi, mettendo in campo la propria personalità e la propria sensibilità. E lì sta la cifra dell'arte e della creatività. Peggio ancora fa chi, nemmeno traendo spunto da grandi nomi, supinamente si lascia trascinare da stili e "trend" che in un certo momento vanno per la maggiore, illudendosi di rendersi in tal modo "cool" ed interessanti. Nulla di più falso. L'unico modo per farsi notare, per avere una pur minima chance di distinguersi dalla massa omologata ed indifferenziata, è inventarsi e reinventarsi, diventare qualcosa di nuovo e diverso, non ancora visto e sentito. E' sempre stato così, ma oggi più che mai, in questo mare magnum di aspiranti, sedicenti, e spesso parecchio mediocri, "emergenti". Il supino adeguarsi allo status-quo non è mai stata la strada giusta per il successo. Almeno, non nel campo dell'arte e della creatività.

Maurizia Vaglio

Organizzato dal Comune di Asti con il patrocinio della Regione Piemonte,  Astimusica è  giunto alla diciannovesima edizione. Il festival debutterà mercoledì 9 luglio, come sempre nella sede consolidata di piazza Cattedrale, per terminare venerdì 25 luglio, Anche quest’anno cartellone di qualità con ben quattro Premi della Critica del Festival di Sanremo, di oggi e di ieri:  Renzo Rubino, Zibba e Almalibre,  Raphael Gualazzi e Cristiano De Andrè.  Evento di spicco il 14 luglio con ospiti i Morcheeba in una delle uniche due date italiane, la band inglese di musica trip hop che sta promuovendo il nuovo disco Head Up High passerà infatti anche dall’Italia. Uno sguardo al passato con i grandi gruppi della musica italiana, dai Camaleonti agli Statuto e gli ex CCCP . Nomi del panorama più indipendente come Pierpaolo Capovilla e appuntamenti con la musica progressive di  Stormy Six e La locanda delle fate con Aldo Tagliapietre ex delle Orme. Poi gli Elements, grande etno-combo partenopeo con la voce di Enzo Gragnaniello, il rap di  Clementino e Dr. Drer & Crc Posse, il blues di Jerry Portnoy e i 9 ukulele dei Sinfonico Honolulu. Saranno quattro i  concerti a pagamento: Morcheeba (25€), Raphael Gualazzi (20€), Cristiano De André (20€), Clementino (10€).

Riparte il prossimo 14 luglio dalla “Fabbrica del Vapore” di Milano la rassegna MArteLabel Fest, il festival itinerante che vedrà le band di MArteLabel insieme per un tour che nei prossimi mesi toccherà le principali città italiane. Dopo la prima a Roma, MArteLabel Fest approda a Milano dove si esibiranno Nobraino, Dellera, Mammooth e Giacomo Toni. Come per l’edizione 2013, il tour sarà accompagnato dalla pubblicazione di una compilation, la MArteLabel Fest Compilation Tour Vol.2, nella quale saranno presenti i maggiori successi 2014 di tutti gli artisti del roster dell’etichetta

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