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Editoriale

IGNORANTI!

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La cantautrice Cristina Donà, all'atto della pubblicazione del suo nuovo disco, “Così vicini”, si è concessa un'osservazione assolutamente condivisibile ed anche abbastanza ovvia: «Con lo streaming» ha detto la musicista «l'artista non sopravvive». Apriti cielo. A questa dichiarazione ha fatto seguito un'ondata di osservazioni, tutte anonime, di questo tenore: “Cosa si intende dire con questo "messaggio" sullo streaming? Che i cantanti e gli artisti in generale non diventeranno mai più ricconi come accaduto in passato? “; o ancora “Cristina Donà, non sapevo che esistesse, mi sono andato ad ascoltare alcuni brani...noiosa ed arcaica...” o anche “E chi sarebbe Cristina Donà? E' famosa?”. Avrei potuto riportare diverse altre dissertazioni di così elevato livello, ma ho preferito graziare il lettore. Però, qualche valutazione ci sta tutta. Intanto, spunta qua e là quell'odiosissima invidia sociale nei confronti di chi si è arricchito (con la musica o con altre attività non fa differenza per questi galantuomini). Non difendo i ricchi. Ma non li invidio. Penso che abbiano avuto delle opportunità e che abbiano saputo coglierle. O sono semplicemente arrivati al posto giusto nel momento giusto (parlo di chi si è arricchito con il proprio lavoro, non rubando, beninteso). Credo che persone più o meno fortunate, più o meno capaci, più o meno intelligenti, più o meno dotate di talento, appartengano alla storia dell'umanità. Proprio per questo il ricco non è per forza un mascalzone ed il povero (o il meno finanziariamente dotato) non è sempre un perseguitato dal destino. Ma al di là di questi aspetti, ad emergere in modo costante, con disarmante insistenza, è l'ignoranza, che spesso va a coniugarsi con dosi insopportabili di arroganza. Cristina Donà, ha iniziato il suo percorso artistico nei primi anni Novanta, ha al suo attivo nove album, collaborazioni di primissimo piano, centinaia di concerti e riconoscimenti da parte della critica più qualificata. Ma soprattutto non ha bisogno di avvocati difensori ed io non intendo ricoprire questo ruolo. Però, una domanda me la pongo e ve la sottopongo: a cosa dobbiamo il dilagare di questo fenomeno, che porta a parlare e scrivere a vanvera chi non sa neppure, in realtà, di che cosa e di chi sta parlando? Recentemente ho avuto modo di accennare al gravissimo problema dell'ascolto della musica, o meglio, del non ascolto della musica, sempre più rumore di fondo di pub, pizzerie, ristoranti ove avventori sguaiati, spesso ubriachi o fatti, non prestano la minima attenzione (né il minimo rispetto) a chi sta suonando, in un angolo oscuro del locale. Ora penso che si dovrebbe aggiungere, all'urgenza dell'educazione all'ascolto, anche la necessità di un minimo di conoscenza di storia della musica (o dei generi musicali). E' sinceramente disarmante avere a che fare con schiere di persone (spesso giovani e giovanissime) che usano la rete per dare sfogo ad avvilenti dimostrazioni di ignoranza. Gente che misura il talento con osservazioni del tipo “ma è famosa?”, gente che con compiacimento dice che finalmente cantanti e musicisti non saranno più dei ricconi nullafacenti solo per avere azzecato un paio di canzoni con le quali vivere di rendita. Facciamo corsi di educazione musicale! Facciamoli nelle scuole e fuori dalle scuole. Ma facciamoli. E cerchiamo di fare comprendere anche che cosa, di buono e di meno buono, ci sta intorno alla musica. Perchè nella musica ci siamo immersi ogni giorno. Perchè la musica è una delle poche vie di salvezza contro i grigiori e le brutture del mondo.

Giorgio Pezzana

 

 L’idea di dare vita ad un periodico online che si occupi di sola musica non è stata affatto casuale, ma è il frutto di tante riflessioni e, come al solito, di un guizzo di follia. Tra le riflessioni, una su tutte: ci sono in giro valanghe di canzoni, quintali di buona musica, che non ascolteremo mai. E non le ascolteremo mai, perché nelle radio e nelle televisioni, c’è chi acquista e conquista a suon di denaro (l’unico suono che qualcuno vorrebbe fare produrre alla musica) ogni spazio destinandolo ai soliti pochi. Le major discografiche, più che investire nella musica, travolgono con la musica (la loro) tutto ciò che è informazione cosicché, all’area indipendente, intorno alla quale gravitano decine di artisti veramente interessanti, non rimangono che le briciole e spesso neppure quelle. Noi con “Music@” , quelle briciole vogliamo coglierle per dare loro la dignità del pane. E’ una sfida consapevolmente estrema, ma sappiamo di poter contare sul sostegno di tanta gente sempre più determinata a scegliere e non ad essere indotta ad una scelta. Sappiamo di poter proporre tanti artisti di grande spessore, sappiamo che nel mondo della musica c’è ancora geente onesta e sarà quella la gente che troverà spazio e voce su “Music@”. Sappiamo altrettanto bene che la cialtroneria, il pressappochismo, l’astuzia spicciola quasi sempre orfana dell’intelligenza, allignano in molti ambienti musicali. Anche di quelli parleremo e lo potremo fare con molta leggerezza, perché sappiamo che di loro non avremo mai bisogno. Il banner del nostro magazine, non è casuale. Rappresenta le origini della musica eppoi, due punti fondamentali “di rottura” degli schemi, in Italia ed all’estero: Adriano Celentano ed i Sex Pistols. Una semplice simbologia, per rappresentare ciò che “Music@” intende essere. E che sarà. Con il vostro aiuto.

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