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Editoriale

AAA CERCASI IDEE DISPERATAMENTE

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Un tempo, il lungomare romagnolo era tempestato di manifesti che annunciavano serate con Gianni Morandi, Rita Pavone, Patty Pravo, Bobby Solo e tantissimi altri protagonisti della scena musicale di quegli anni. Quasi ogni sera, spesso nei locali in prossimità del mare, era possibile assistere alle performances di questi artisti che con le loro canzoni scandivano tappe e stagioni della nostra adolescenza. Oggi, sullo stesso lungomare, ci si imbatte in serate da tre per uno (cioè, ce ne vogliono tre per farne uno di quelli che impervrsavano in passato, nella fattispecie Umberto Tozzi, Pupo e Riccardo Fogli insieme, nella stessa serata, per tentare di giustificare il prezzo di un biglietto) oppure gli ormai vetusti “Spandau Ballet” annunciati come un evento kolossal a Cesenatico. Si coglie quel che c'è. Del resto, i vincitori dell'ultima edizione del Festival di Sanremo, i tre ragazzi de Il Volo, pare abbiano venduto con il loro “Grande amore” meno di 150mila copie del cd (un tempo vincere a Sanremo significava quasi sempre avvicinarsi o superare il milione di copie vendute, ma si parlava di 45 giri). E sempre per rimanere tra i protagonisti di Sanremo, Anna Tatangelo sarebbe sotto le 5mila copie e Lara Fabian, artista di respiro internazionale, addirittura a stento avrebbe raggiunto le duemila (cifra questa che un artista indipendente in grado di procurarsi un po' di serate in pub e locali vari, raggiunge senza bisogno di calcare il palcoscenico del teatro Ariston). Nei centri commerciali mi è capitato di ascoltare, diffusi dagli altoparlanti dei supermercati e non una volta soltanto, “Di sole e di azzurro”, brano datato 2001, interpretato da Giorgia e “Broken”, brano scritto ed interpretato da Elisa nel 2008. Le radio diffondono a pieni canali “Se telefonando”, cover di Nek tratta da un 45 giri pubblicato da Mina nel 1966. E c'è chi ha reinciso “Eternità”, brano portato al successo da I Camaleonti ed Ornella Vanoni al Festival di Sanremo del 1965. Stiamo vivendo uno dei periodo più difficili sul fronte della creatività in ambito musicale. C'è chi si inerpica su percorsi musicali astrusi e testi cervellotici con scarsi riscontri, chi tenta di spacciare per originali pastrocchi senza senso e spesso i pochi che avrebbero davvero qualcosa da dire, rimangono intrappolati tra le pieghe di un tessuto che ha sempre meno acquirenti e sempre meno appeal. Ecco perchè gli spazi riservati alla musica emergente di area indipendente, rappresentano un patrimonio da salvaguardare, un piccolo serbatoio dal quale è ancora possibile, sia pure sporadicamente, ricavare qualcosa di ascoltabile in un periodo, speriamo transitorio, in cui il mondo della discografia, saldamente dominato dalle major, pare non riuscire più ad uscire da un vortice di assenza di idee che non ha precedenti.

Giorgio Pezzana

 

A seguire, pubblichiamo il commento di Marydim (Mariangela Di Michele), cantautrice di lungo corso, già apparsa con un seguitissimo editoriale sulla nostra rivista.

"I pochi che avrebbero qualcosa da dire"... Stanno a casa, intrappolati in un sistema che li lega mani e piedi, li imbavaglia, li costringe all'inattivitá e al silenzio...Forse non sono neppure pochi, ma di sicuro son qua, ci sono...e passeggiando per le vie della cittá, sul lungomare, in un centro commerciale, accendendo la radio in macchina, con un sorriso malinconico o con un broncio incazzato, stanno a chiedersi dopo venti anni di tentativi e premi e serate riuscite, quale diavolo sia la strada per "arrivare", quale la via per giungere "alla popolaritá" intesa come realizzazione ed ufficializzazione di un percorso di lavoro e di impegno e di sogno e di scrittura continuo... Con le loro belle canzoni ferme... A rammaricarsi e...click...a spegnere la radio.

Marydim

 

C'era una volta il Cantagiro. Era una manifestazione straordinaria che nel pieno dell'estate percorreva le strade d'Italia, raggiungendo paesi e città e facendo tappa ogni sera in una piazza diversa a seconda di un calendario predisposto dal patron Ezio Radaelli.

 

Erano gli anni Sessanta ed i primi anni Settanta e quella carovana itinerante vedeva la presenza di tanta parte dei maggiori big della canzone italiana del momento, ma concedeva anche ampi spazi ai giovani, a coloro che una carriera se la dovevano ancora fare e che sfidavano ogni sera il giudizio di immense platee per costruire il loro successo. Poi, per ragioni di costi e per tante altri difficoltà legate a situazioni contingenti, il grande Cantagiro di patron Radaelli perse progressivamente smalto. Non chiuse mai i battenti del tutto, tant'è che quest'anno celebra il 50° anniversario ma...cos'è diventato oggi il celebrato Cantagiro? Una rassegna di voci nuove ove l'Organizzazione chiede da 80 a 120 euro per le iscrizioni e promette una finalissima a bordo di una nave da crociera...Credo che il buon Radaelli, spentosi nel 2005 all'età di 81 anni, si rigirerà nella tomba. I giovani non sanno delle magie di quella manifestazione degli anni d'oro e probabilmente alcuni penseranno anche ad una grande opportunità, senza sapere che chi ha raccolto l'eredità di quella manifestazione, ne ha conservato i fasti della denominazione, ma l'ha completamente svuotata di ogni significato, trasformandola in un business come tanti, architettato sui sogni di chi prova a farsi largo nella jungla sempre più colma di insidie del mondo della musica. Caliamo un altro sipario pietoso....

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