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Editoriale

Un'altra...grafic@

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Giorgio PezzanaMentre ci accingiamo a tagliare il traguardo dei 150mila contatti, la veste grafica di “Un'altra Music@” cambia. Un modo per celebrare quello che consideriamo un ottimo approdo. Certo, vi sono siti che accumulano milioni di contatti. Quelli pornografici innanzitutto. Poi quelli delle diete dimagranti, dei farmaci miracolosi e delle diavolerie elettroniche delle quali pare non si sia più capaci di stare senza. Ma noi ci occupiamo di musica. Non solo. Della musica di artisti emergenti. E non basta. Della musica degli artisti emergenti di area indipendente. Cioè una sorta di nicchia nella nicchia. E per noi 150mila contatti sono un patrimonio. Una ricchezza che cresce, come rivelano i parametri settimanali e, soprattutto, come testimonia il moltiplicarsi di mail da parte di artisti ed uffici stampa che si occupano di ciò che gli artisti producono e programmano. Sulla mia scrivania sono accatastati una ventina di cd da recensire. E nonostante le recensioni pubblicate, il numero delle “attese” è sempre uguale, se non ancora più vistoso. Non c'è giorno in cui non pervengano, via mail o all'indirizzo della rivista, comunicati, cd, link sui quali andare a cercare le novità riguardanti quel cantautore o quella band. E' il segnale migliore della stima e della considerazione che “Un'altra Music@” ha saputo guadagnarsi. Soprattutto, credo, con l'onestà intellettuale che deriva dalla totale assenza di appartenenze. Al punto tale che, il giorno in cui su questa home page dovesse comparire della pubblicità, gli inserzionisti non saranno mai case discografiche, artisti o comunque soggetti che possano in qualche modo interagire con lavori e situazioni sottoposti ai nostri commenti ed al nostro giudizio. Aggiungo una puntualizzazione che mi sta a cuore. Non vi è nulla come l'espressione artistica che risenta della soggettività dei giudizi. Quindi, anche coloro che su “Un'altra Music@” dovessero riscontrare sui loro progetti commenti poco gratificanti  (che non risparmieremo comunque mai a nessuno, rivendicando innanzitutto la nostra libertà di pensiero) non significa che in altri contesti non possano invece trovare entusiastiche accoglienze. Espressioni entrambe legittime, proprio per la soggettività di giudizio di cui dicevo poco sopra. Ad un'unica condizione: che siano dettate solo ed unicamente dall'onestà del “sentire” di ognuno.

E, concludendo, consigliati dal nostro staff tecnico, vi chiediamo di collaborare individuando e segnalando eventuali problemi o anomalie che dovessero essere ravvisati in questo sito. Oltre, naturalmente, a far sì che “Un'altra Music@” possa sempre più continuare ad alimentarsi con la presenza di artisti, discografici, manager, uffici stampa. Ma soprattutto con quella irrinunciabile dei nostri lettori.

Giorgio Pezzana

 

Singolare il nome scelto da questo interprete dalle origini laziali, Dola J. Chaplin, per firmare il suo primo lavoro su cd, “To the tremendous road”. Sin dalle prime note ti proietta mente e cuore in un “altrove” molto, molto american style. Parrebbe di stare in California o in Texas, ad ascoltare questa musica viaggiando su un’auto lanciata su uno di quegli infiniti, rettilinei nastri d’asfalto, un po’ surreali ai nostri occhi di europei, che tagliano e ricuciono da un lato all’altro gli USA, passando attraverso la provincia più profonda.

 

Non manca in questo cd alcuno degli stilemi stra-classici delle ballate country-blues made in USA: la voce dolcemente abrasiva dell’interprete, ricca di sfumature dolenti e dalla pronuncia volutamente strascicata; la melanconica chitarra classica, e quella slide, ancora più struggente ed evocativa di atmosfere e paesaggi, dalla maggior parte di noi solo sognati o visti in qualche film. Contrappunti di violino, di banjo ed armonica qua e là. E poi i testi, che tornano ed insistono sui temi del viaggio, delle partenze e dei ritorni irrealizzabili, degli addii e del disincanto, nell’impossibilità di fermarsi e conformarsi. Gli arrangiamenti impeccabili danno vita ad lavoro stilisticamente perfetto, ma anche emotivamente coinvolgente. Risulta comunque singolare, e strappa un sorriso stupito, riflettere sul fatto che l’autore sia originario di Casalvieri in provincia di Roma, e non di qualche villaggio dell’Alabama.

 

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