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Editoriale

AAA BIG CERCASI

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Anche quest'anno il festival di Sanremo avrà i suoi big. O presunti tali. Certo, a ripensare alle edizioni che ebbero in gara Celentano, Endrigo, Modugno, i Pooh, Patty Pravo, Milva, Ornella Vanoni e l'elenco potrebbe non terminate mai (aggiungendovi, sempre in gara, artisti del calibro di Paul Anka, Gene Pitney, Dionne Warwick, Shirley Bassey e addirittura Louis Armstrong) e leggendo la lista comparsa in questi giorni, viene da piangere. Ma ogni epoca ha il festival che si merita ed oggi, in tempi di crisi, il festivalone segna il passo. Sarò estremamente sintetico nell'esprimere opinioni non richieste, ma che sgorgano spontanee dopo 26 anni di sala stampa al teatro Ariston. Dunque, affrontiamola lista: Annalisa, bella voce ma non è una big; Malika Ayane, una delle personalità più interessanti degli ultimi anni, ma non decolla; Marco Masini, siamo al secondo ripescaggio; Chiara, non è una big; Gianluca Grignani, un big forse avrebbe potuto diventarlo con qualche colpo di testa in meno; Nek, un medio calibro un po' in affanno; Nina Zilli, un'artista di grandi potenzialità e straordinarie doti, ma per il pubblico è troppo difficile; i Dear Jack, non pervenuti, come quasi tutti quelli che vengono dai talent; Alex Britti, altro ripescaggio di lusso; I Soliti Idioti, sono cantanti?...mah!; Moreno, non pervenuto; Bianca Atzei, bellissima voce e interessante personalità, ma è una big?; Raf, ripescaggio con radar; Lara Fabian, non ne ha parlato nessuno, ma è il vero pezzo da 90 del festival, ha colto successi in mezzo mondo, in Italia no; il Volo, bravi e considerati big probabilmente per i successi che stanno collezionando in tante parti del mondo, ma anche loro, in Italia no; Anna Tatangelo, da anni vorrebbe essere considerata una primadonna della canzone italiana, è un medio calibro anche lei; Nesli, ci voleva un rapper, ma è anche un big?; Irene Grandi, la controfigura di Gianna Nannini vive di alti e bassi, con una certa prevalenza di questi ultimi; Lorenzo Fragola, Signore perdona loro perchè non sanno quello che fanno; Grazia Di Michele, lei si, una volta era una primadonna della canzone italiana, ma ora ha incontrato Platinette e mica vorremo dire che anche questo scempio umano è un big vero!?. Ecco, il quadro è abbastanza desolante e personalmente sono convinto che continuerà ad esserlo, finchè il festival di Sanremo persevererà nell'ignorare le maggiori rassegne italiane dedicate alla musica indipendente. In questo contesto sarebbe facile incontrare artisti di primissimo piano, estranei però ai circuiti, forse non proprio candidi e trasparenti, che conducono sul palcoscenico del teatro Ariston. Detto questo, voglio però aggungere di non condividere neppure lo snobismo “a prescindere” di chi il festival di Sanremo lo commenta con toni sprezzanti e sciocca saccenza. Da quel palcoscenico sono partite le straordinarie carriere di Vasco Rossi, Zucchero, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli. Quel palcoscenico ha visto transitare quasi tutta la storia della canzone italiana. E' un capitolo importante della storia del costume di questo Paese. Ed ora che si accinge a compiere 65 anni, merita quanto meno il rispetto che si deve a chi è anziano.

Giorgio Pezzana

 

Quando diciamo che nel mondo vi è tanta bella musica che attraverso i canali tradizionali, monopolizzati dalle major, quasi certamente non ascolteremo mai, è sufficiente inserire nello stereo il cd di Gilda Reghenzi, “Amorevolmente” e pigiare “play” per averne un'immediata conferma.

 

L'interprete, che è anche cantautrice, vanta un collaudato curriculum di significative collaborazioni e questo album è l'approdo di un lungo cammino o, come lei stessa scrive nella presentazione “un sogno nel cassetto che finalmente sono riuscita a concretizzare...”. Ma poichè i sogni, per concretizzarsi, necessitano di percorsi definiti, ecco che sin dai primi due brani si avverte lo “spessore” del progetto, sia dal punto di vista artistico sia da quello professionale. “Senza te” di Alberto Boldrini, con Davide Foroni al vibrafono e Giuliano Muratori alla tromba è un'emblematica ouverture che induce a motivate attese. Ed infatti, ecco “Dimmi” ove la voce di Kenneth Bailey si fonde stupendamente con quella di Gilda Reghenzi; eppoi lo scherzoso “Tic Tac” che vede l'interprete diventare cantautrice, come scopriremo anche in altri brani a seguire. “Gli anni che verranno”, con le chitarre di Paolo Costola, è forse il brano meno incisivo dell'album, ma si torna subito su livelli eccelsi con “Da qui”, brano scritto da Omar Pedrini con Mauro “Otto” Ottolini ai fiati e con “Lascia e tutto sia” di Andrea Romano con Vincenzo Titti Castrini alla fisarmonica. Raffinatissimi sono l'interpretazione e il testo di “Confini”, una canzone di Massimo Alessi che ci accompagna verso mondi sconosciuti, trapuntati di astri simili a diamanti. Gilda torna cantautrice in “Marijuana Jazz” eppoi ritrova con delicata interpretazione Omar Pedrini in “Ultina poesia”. Sontuoso il finale con una versione in chiave jazz di “Se c'è una cosa che mi fa impazzire”, il brano di Amurri e Canfora portato al successo negli anni Sessanta dalla mitica Mina. Una passeggiata musicale che se ne va leggera, ma lascia una traccia importante per le eccellenze che la caratterizzano. Gilda Reghenzi ha saputo coinvolgere nel suo sogno tanti amici che hanno condiviso con lei la ricerca del meglio, trovandolo.

 

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