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Editoriale

L'INCONSISTENZA DEI PERSONAGGI MADE IN TALENT

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Quanto rumore. E quanto stupore, per nulla. La cancellazione del concerto di Elodie all'Alcatraz di Milano per “motivi tecnici”, che in realtà sanno lontano un miglio di motivi di opportunità, sta rimbalzando sui social con commenti di ogni tipo. L'unica verità vera è che il mondo della musica è sempre più “drogato” da una terminologia enfatica che non può né mai potrà trasformare in un personaggio di rilievo una nuova proposta ancora tutta da scoprire e da formare. Oggi ogni concerto deve essere un “evento” ed ogni “evento” deve regisrare il “sold out”, cioè il tutto esaurito. I cantanti sconosciuti proposti dai talent in pochi mesi vengono definiti “big”, ovviamente tutti fanno album, che non si vendono e partono per tournèe che quasi sempre si spengono per strada. Come sono lontani i tempi in cui band (che allora si chiamavano complessi) come i Camaleonti o l'Equipe 84, con i loro 45 giri già in classifica, facevano il giro dei dancing su di un coloratissimo furgone Volkswagen ove ci stavano loro ed i loro strumenti. Perchè così si acquisiva popolarità, facendo 200 concerti all'anno nei locali più sperduti del Paese, senza laser e senza talent, affidando la propria professionalità ed il proprio futuro ad una solida gavetta. E la storia ci insegna che spesso neppure questi sacrifici erano garanzia di un successo duraturo. Il termine “sold out” in Italia non lo conosceva nessuno e nei dancing si suonava anche alla domenica pomeriggio, spesso per 200 persone. Ma senza rinvangare situazioni di un passato così lontano e così diverso, occorrerebbe di certo più realismo anche alla luce delle moderne attese e delle più recenti tecnologie. Perchè mai Elodie (e come lei decine di più o meno sconosciuti che hanno calcato per un breve periodo i palcoscenici dei talent) dovrebbe fare il pienone (scusate, “sold out” mi viene difficile anche da scrivere) a tutti i costi, pena la cancellazione del concerto? Chi è Elodie? Che trascorsi in carriera può vantare? L'hanno fatta andare tra i big al festival di Sanremo, è vero. Ma i big sono altra cosa ed il festival di Sanremo era altra cosa finchè era rimasto una rassegna della canzone italiana e non un fatto di costume infarcito di personaggi fasulli sponsorizzati dalla tv e dalle major. Mediamente il biglietto d'ingresso da un concerto oscilla tra i 25 ed i 40 euro. Un album costa tra i 18 ed i 20 euro. Cifre non proprio indifferenti per giovani squattrinati o foraggiati con le paghette di genitori che spesso la crisi economica ha messo in affanno. Cifre che spesso, nel rapporto qualità/prezzo, non valgono la spesa. E non perchè Elodie o le altre decine dei prodotti dei talent siano personaggi qualitativamente sempre scadenti (lo sono in molti, ma non tutti), ma perchè si tratta di personaggi artisticamente immaturi, con un'immagine ancora tutta da definire e, soprattutto, facilissimi da trovare e scaricare su internet. Su questa rivista accade non raramente di recensire i lavori di artisti sconosciuti, ma assolutamente interessanti. Spesso assai più di quelli che partecipano alle passerelle fasulle dei talent. Nella maggior parte dei casi, si tratta di personaggi che non cercano scorciatoie, accettano le dure leggi della gavetta e probabilmente per qualcuno si apriranno le porte di un successo, ma forse ancor più di una professione, più solido e duratoro. Ma nessuno di loro pensa di fare oggi il “sold out” all'Alcatraz di Milano ed ancor meno si sognano di cancellare le tappe nei locali ove portano faticosamente la loro musica, solo perchè non si tratta di “eventi” ma di semplici e comuni serate. Proprio come quelle che nei decenni passati avevano scandito i percorsi di artsti che oggi si chiamano Ligabue, Vasco, Zucchero, Gianna Nannini e via elencando. Tutto ciò significa che i talent non servono a nulla? Si, significa proprio che i talent non servono a nulla.

Giorgio Pezzana

 

Il progetto B9 è un'iniziativa musicale avviata lo scorso anno, promossa dal Dipartimento della Gioventù e realizzata dalle amministrazioni comunale di Biella, Vercelli e Novara con l'obiettivo di mettere in campo le risorse artistiche e musicali dei tre capoluoghi ed approdare all'individuazione di finalisti e vincitori ai quali offrire la possibilità di realizzare un cd ed un video. Dopo un lungo percorso di selezione, le due formazioni premiate sono risultate gli Entropia ed il Cookies Trio. Nel primo caso, ci troviamo al cospetto di una band che ha sicuramente delle potenzialità interessanti, come rivela soprattutto l'ultimo brano dei sei contenuti nel loro cd “Il tempo del rifiuto”. “Quella che” è l'unica canzone che non ha risentito di quella sindrome da rock che pervade gli altri brani. Il fatto che una rock band abbia un repertorio caratterizzato principalmente da brani rock, a dirsi è banale e scontato. Ma il rock non deve diventare un'ossessione poiché diversamente, quando accade, rischia di penalizzare ciò che di buono si va a proporre. Scariche improvvise di chitarre elettriche dopo avere creato atmosfere distese e presupposti d'ascolto che parrebbero condurre a sviluppi musicali meno traumatici, non sempre sono sinonimo di buon rock ed in alcuni casi possono lasciare il sospetto che si tratti invece di rock ad ogni costo. Gli Entropia, se e quando sapranno andare oltre a questa dimensione, risulteranno musicisti capaci di generare robuste suggestioni in chi li vorrà ascoltare. Ne hanno le necessarie potenzialità.

Assolutamente diverso il discorso riguardante il Cookies Trio. Qui ci troviamo al cospetto di tre ragazzi che sono già andati oltre la semplice e pura sperimentazione e danno l'impressione di avere ben chiaro un percorso artistico che li sta circondando di attenzioni e consensi. Tra blues e cabaret, forti di un'espressività eloquente e di una grande confidenza con le loro tre chitarre, raccontano storie divertenti e talvolta scanzonate, perlopiù vicende di simpatici sfigati così come si sentono molti giovani di questa generazione, senza per altro tralasciare tematiche sociali importanti che con un sorriso aprono però le porte a riflessioni doverose. E' il caso di “Disoccublues”, uno dei cinque brani incisi dal Trio dopo il piazzamento ottenuto al B9, con il quale narrano la storia tutt'altro che banale di un giovane che cerca lavoro e si vede chiudere tante porte in faccia paradossalmente perchè laureato. Riaffiora la storiella non nuova di chi cerca un apprendista esperto, quasi come se i due requisiti non fossero l'uno in contrasto evidente con l'atro. Nel cd è poi contunuta una traccia video con il brano “Bon Sexe” assolutamente divertente e godibile, come lo è il Trio quando si esibisce in dimensione live. Questi sono ragazzi che sanno il fatto loro. Avrebbero bisogno (e la meriterebbero) di un'opportunità importante.

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Il Commento

SANREMO SI VENDE O SI "TAROCCA"?

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Come stanno andando le canzoni dell'ultima edizione del Festival di Sanremo? C'è chi fa riferimento ai passaggi radiofonici per tentare di individuare se tra tanta mediocrità c'è qualche brano che sappia distinguersi. Ma il metro di misura non è dei più attendibili. E rende poco attendibili anche le classifiche di vendita discografica poiché, è risaputo, la gente risente pesantemente dei condizionamenti che principalmente vengono proprio da radio e tv. Il fatto è però che i “passaggi” radiofonici e televisivi di questo o quel cantante, non sono o sono in minimissima parte frutto di scelte libere e spontanee da parte di dj e conduttori. Scalette ed ospitate sono quasi sempre frutto di trattative economiche tra le emittenti e le case discografiche e queste ultime sanno bene che, spesso, a prescindere dalla qualità, a vendere dischi è chi fa più “passaggi”. Chi viene più visto e più ascoltato. Chi insomma entra più di altri nelle orecchie della gente. Ecco dunque che, ancora una volta, a fare la differenza non è la qualità del prodotto, ma l'investimento di chi produce. E se chi produce ha poco o nulla da investire, pur disponendo di un ottimo prodotto, è destinato a soccombere. I pochi veri big dell'ultima edizione del festivalone, lo erano ancor prima di partecipare alla rassegna. I presunti big invece, hanno pochi mesi a disposizione per sfruttare la visibilità sanremese e per moltissimi di loro, dopo l'estate, sarà l'oblio. Un tempo a supportare i protagonisti di Sanremo veniva “Un disco per l'estate” che consentiva a parecchi di loro un altro bagno di visibilità dopo quella della città dei fiori. Ora sono rimasti i centri commerciali ove anche un settantenne che ha fatto la storia della canzone italiana come Al Bano deve piegarsi alla dura legge dei selfie e dei dischi autografati tra casse di verdura e negozi di bigiotteria. In attesa di tempi migliori. Se verranno.

G. Pe.

 

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