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Editoriale

E COSI' SANREMO HA... "SCARICATO" I NUOVI TALENTI

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Mi ero compiaciuto, nella passata edizione del Festival di Sanremo, per il fatto che il nuovo direttore artistico, Claudio Baglioni, avesse deciso di dare notevole risalto alle cosiddette “nuove proposte”, dando continuità ad una convinzione già manifestata da Carlo Conti e cioè, che la musica italiana ha bisogno di nuova linfa e non è affatto vero che a mancare sia la materia prima. In questi giorni però Baglioni, riconfermato alla guida del festivalone, pare abbia deciso un rimescolamento della carte, portando addirittura le “nuove proposte” fuori dalle serate sanremesi. In altri termini, se il progetto sarà confermato, si avrà una sorta di kermesse riservata agli emergenti dalla quale spunteranno due vincitori. E soltanto questi acquisiranno in tal modo il diritto di varcare la soglia del teatro Ariston e verranno inseriti nel cast delle cinque serate. Intanto, va detto che non si tratta di una novità. Sino ai primi anni ’70, aveva accesso al Festival di Sanremo un solo emergente, cioè il vincitore del Festival di Castrocaro. Un esempio eclatante fu quello di Gigliola Cinquetti che nel 1964 vinse a Castrocaro e pochi mesi dopo andò a vincere anche a Sanremo con “Non ho l’età”. Evidentemente altri tempi, altre situazioni, altre dinamiche nel mondo della canzone. Era l’epoca in cui, se un giovane cantante o una band non approdavano a Sanremo, avevano però molte altre opportunità: Canzonissima, Un disco per l’estate, il Cantagiro, la Caravella di Bari, la Gondola d’Oro di Venezia, il Festival delle Rose, il Festivalbar e via elencando. Tutte queste manifestazioni però, poco alla volta, hanno esaurito il loro corso, fatta eccezione per il festivalone sanremese. Che quindi dovrebbe sentire ancora di più la responsabilità di farsi carico di nuovi talenti, consentendo loro di avere un approccio con il grande pubblico televisivo. Ma è a questo punto che scattano svariate altre valutazioni che ci conducono nella jungla del business della canzone. Il mondo della discografia è in crisi nera da anni e pare che le “nuove proposte” non siano in grado di garantire ritorni economici significativi. Togliendo però spazio sul palcoscenico dell’Ariston ad altri artisti più affermati, che una manciata di dischi riescono ancora a piazzarla con un paio di apparizioni televisive. E poi, ci sono i talent, anche questi in caduta libera perché il pubblico sta cominciando a subodorare il giochino, che però sono affiliati alle grandi televisioni ed alle pochissime major discografiche rimaste, che in qualche modo si spartiscono il “bottino” e mollano la presa, dopo avere generato attese ed illusioni. E così, le migliaia di aspiranti cantanti e musicisti, tra i quali non mancano straordinarie personalità artistiche, a volerle e saperle cercare, rimarranno orfani anche di quell’ultimo legame televisivo che era rappresentato dalle “nuove proposte” sanremesi. Sia chiaro, non che il festivalone sia il top della canzone italiana, anzi, i big autentici, dopo averlo sfruttato, non ci sono più tornati se non in veste di superospiti  strapagati. Da molti anni ormai è una rassegna riservata, salvo rarissime eccezioni, ad artisti di seconda fascia o bisognosi di una spolverata televisiva. Le espressioni migliori vanno quasi sempre ricercate tra gli ospiti. Ma per le “nuove proposte” si trattava di una vetrina comunque importante, come lo può essere (ma non ve ne sono più) una qualunque passerella televisiva in una trasmissione di grande ascolto. Il privare gli artisti emergenti anche di quell’opportunità, significa non ritenere sufficientemente monetizzabile il dare una voce ed un volto ai più giovani. Il che è meschino. Oppure ritenere che di talenti in giro non ve ne siano più. Il che invece è triste, oltre che falso.

Giorgio Pezzana

 

“Folli e folletti” è un progetto in 15 tracce di cui la prima e l'ultima, come due parentesi immaginarie, “Le lacrime di Chisciotte” e “Chisciotte e Dulcinea”, vale a dire l'amore perso e l'amore ritrovato, fanno da apertura e chiusura di un percorso musicalmente articolato in cui Simona Colonna con il suo violoncello mette in campo tutta la sua arte e la sua esperienza, con risultati a tratti felicissimi. Brani in lingua italiana e brani in vernacolo piemontese, per non dimenticare mai il rapporto che Simona ha con le sue Langhe, un legame indissolubile.

 

 

“Folli e folletti”, il brano che dà il titolo al progetto, intreccia la tragedia della persuczione alla streghe con le atmosfere magiche del mondo dei folletti. “Cuntadin poeta” propone la cantautrice e musicista in una dimensione a lei cara, quella delle campagne della sua terra che l'hanno vista crescere e che oggi ripaga con quella rara capacità di percorrere con una vocalità straordinaria i colori dell'allegria e quelli della malinconia. “Ar merca der fròle” (i linguisti mi perdoneranno gli errori negli accenti), è un brano divertente (anche con il violino di Michele Grazich che ritroveremo in “Encalte matot") e molto dinamico con le caratteristiche delle filastrocche di un tempo. “Amancor” è invece una delicata poesia che si fa canzone mentre “Re cit” è un piccolo capolavoro che rende omaggio, in piemontese, al più piccino degli uccelli, lo scricciolo e qui la voce di Simona si dispiega e stupisce. E' molto bello il testo di “Rerrante”, reso ancor più apprezzabile grazie al violoncello di Simona che va ad accrescere anche le emozioni, animandole dopo averle cercate e trovate tra note e parole. “Carrette dei mari” è una compartecipazione di più autori (Colonna e Ambra Pintore, con musiche della stessa Colonna e di Cristiano Alasia, gli arrangiamenti di Roberto Scala, Simona Colonna, Giorgio Rizzo, Ambra Pintore ed un manipolo di strumentisti e voci) che ripercorre la tragedia dei migranti e, per rimanere in tema di stagioni cupe, ecco “La bicicletta partigiana”, evocatrice delle storiche “staffette”. La storia lascia il posto ad una dimensione più mistica con “Preghiera per ti”, brano di una grande intensità, una vera preghiera nella quale la bella voce di Simona si leva in alto. Si avvale anche della viola di Jennifer Rende il brano “Preghiera per ti” ed anche quello che segue, “I sogni della luna” che è una sorta di cantilena con un testo molto essenziale. “Encalte matit” è invece un inno all'ottimismo che offre i colori sobri di una sociologia di paese che ci fa ritrovare ritrosie ataviche che la voce di Simona sa proporre con brio. Ed ecco “Dulcinea”, l'amore immaginario ma intenso di Chisciotte, che Simona Colonna rende in una dimensione surreale; e si approda a “Questo tempo”, altro brano introspettivo, piano, intenso, “il tempo giusto per i folli ed i folletti...”. E' indubbiamente un album insolito eper certo versi sorprendente quello di Simona Colonna, l'album della maturità di un'artista che ha un passato artistico di primissimo piano, che ha saputo più volte riconvertirsi, che non ha mai smesso di “cercare” con il suo violoncello ciò che la musica può ancora e sempre offrire, suggerire, stimolare. Una musicista completa ed una voce straordinaria con una rara capacità creativa in un frangente in cui il “nuovo” non avanza, ma replica, peggio, sé stesso. (Simona Colonna - “Folli e folletti” - MrM Records a branch of Appaloosa Records).

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Il Commento

ECCO I MOTIVI DELLE RECENSIONI SENZA FRETTA

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Qualcuno in questi giorni mi ha chiesto per quale ragione le recensioni degli album su “Un'altra Music@” compaiano sistematicamente a distanza di qualche settimana, se non di qualche mese, dalla loro pubblicazione. Si tratta di una scelta o di un'esigenza dettata dalle ridotte dimensioni della nostra redazione e degli spazi sul magazine? Fermo restando che in redazione siamo in pochissimi e ci siamo imposti di ascoltare sempre tutto ciò che finisce sulle nostre scrivanie (contrariamente a quanto fanno altri che si limitano a fare il copia/incolla di quanto inviano le agenzie di stampa), il che richiede tempo, molto tempo, è anche una scelta dettata da una riflessione più ampia. Da quando le nuove tecnologie hanno di fatto ridotto ai minimi termini il mercato discografico, abbiamo assistito al trionfo dell'usa e getta che tutto divora e tutto azzera. Cosicchè, di un cd uscito oggi, sulle riviste specializzate, si parla nei prossimi cinque giorni, dopodichè cala il silenzio. Tutti ne scrivono insieme e tutti lo fanno subito. In virtù di quella esigenza di “stare sul pezzo” che, se è irrinunciabile qualora ci si occupi di cronaca, non lo è affatto quando ci si occupa di arte in genere (dalla musica al settore editoriale, dall'arte visiva alle programmazioni teatrali). In tal modo, un prodotto che ha richiesto mesi quando non anni di lavoro, “sfiorisce” in pochi giorni soppiantato da altre produzioni, destinate a fare la medesima fine. “Un'altra Music@”, ponendosi in alternativa rispetto alle dilaganti tempistiche dei lanci e della promozione discografica, non intende farsi risucchiare da questo vortice, che sta alla base del mancato consolidamento di tante produzioni discografiche, ma anche della mancata affermazione di artisti ai quali non viene più concesso il tempo di “crescere” e di entrare in sintonia con il pubblico. Il pubblicare una recensione settimane o mesi dopo l'uscita di un album, significa continuare a fare vivere quel prodotto, significa sottoporlo nuovamente all'attenzione di chi legge e di chi ascolta, recuperando le distrazioni di coloro che, fuorviati dalla frenesia delle uscite in tempo reale, si sono forse persi la possibilità di cogliere il senso di una canzone o il percorso artistico di un album. Una rivista che si occupa di musica non ha e non deve avere i tempi della cronaca. Né ha esigenze di primogenitura. Non importa se prima di noi a scrivere di quel cd sono state altre riviste. Importa la professionalità con la quale noi ci accostiamo a quel lavoro, l'attenzione che gli dedichiamo, il rispetto che portiamo a chi ci ha richiesto un parere. Oltre alla già espressa convinzione che non vi sia lavoro musicale o comunque artistico che possa esaurirsi in cinque giorni. Ed a costo di sembrare “passatista” a tale proposito mi piace ricordare che nel tempo dei vinili le canzoni di maggior successo del Festival di Sanremo occupavano le classifiche discografiche sino a maggio, per poi lasciare il posto ai brani di “Un disco per l'estate” che si contendevano i piazzamenti sino a ottobre. Altri tempi, certo. Tempi in cui la musica si ascoltava davvero ed il lavoro di un artista era un progetto al quale veniva concesso il tempo per esplicarsi e svilupparsi. Se ciò non accadeva i fattori avversi erano altri, non certo l'ansia di divorare tutto e subito.

G. Pe.

 

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