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Editoriale

L'ASCOLTO NASCE DAL SILENZIO

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“Educazione al Suono e alla Musica” : così recitano i Programmi dell' Istruzione Primaria. Io lo so bene, poiché da molti e molti anni mi interfaccio con l' universo Scuola di Base. Ecco, di questo si dovrebbe scrivere : delle “basi” della Musica. Le note? La teoria? La tecnica? No di certo, siamo già oltre il presupposto basilare. Non entrerò in ambiti legislativi, né didattici, né riassumerò gli articoli sempre presenti periodicamente nei quotidiani o mensili di scienza o attualità, su quanto e come lo studio della musica o di uno strumento sviluppi intelligenza, coordinazione, capacità di analisi e sintesi. Non lo farò. Perché ancor prima di tutto questo c'è un aspetto più educativo, più bello, più misterioso, ancor più funzionale e propedeutico degli altri, allo sviluppo dell' intelligenza pratica ed emotiva di un individuo, che sempre Musica è, ma in modo ancor più speciale. Il Silenzio. Ecco come dovrebbe mutare la dicitura del programma formativo per le nostre giovani menti e i nostri giovani cuori : “Educazione al Silenzio”. Nessun Ascolto è possibile, se non si è dato prima spazio al Silenzio. E il saper stare in silenzio, non è purtroppo un' abilità propria della maggior parte degli individui. Un ragazzino che impara a stare in silenzio, impara necessariamente ad ascoltare. E chi sa ascoltare, valuta, discrimina, interiorizza, apprende, per via diretta e naturale. Peccato : sembra invece che il mondo viaggi nella direzione opposta. Ci si parla tutti addosso, la maggior parte delle volte senza neppure avere dei contenuti interessanti o di pregio da comunicare. Voce a manetta, a surclassare ogni altra fonte sonora, non essendo in grado spesso di ascoltare né gli altri né sé stessi.Chi tace spaventa. E' pericoloso. Perché nel silenzio si pensa, si ragiona e si ascolta. Quindi, meglio non prodigarsi troppo in siffatta educazione. Non vorremo mica troppe teste sensibili e pensanti in giro?!? Il silenzio è il delicato concerto di suoni che non si possono udire in prima istanza con le orecchie, vibrazioni pure delle corde dei sensi e dello spirito. Per questo occorre restarvi : per ascoltare e intendere. Nel Silenzio sbocciano fantasia, immaginazione, ispirazione, istruzione, apprendimento, abilità. Il Silenzio fa affiorare e riaffiorare, fiorire e rifiorire, rigenera, rinfresca come un temporale nel cuore di una caldissima estate. Regala godimento fisico e mentale. Nella prima mia lezione di pianoforte in Conservatorio il mio Maestro mi disse “ Ricorda, le pause sono ancor più importanti delle note stesse ”. Io lo cerco, lo sogno, lo bramo, lo chiedo, quando non ce l'ho. Lo afferro, lo stringo, lo accarezzo, lo sbrano, lo regalo, quando ce l'ho finalmente. Lo insegno. Quantomeno ci provo. Qualcuno non sopporta il silenzio, non comprende l' esigenza o il piacere dell' assenza di suono e rumore. Senza iPod, c'è chi perderebbe davvero il controllo. Certo perché se ti svegli al mattino e, senza radio o tv, ti fermi un attimo a pensare alla giornata che ti aspetta, il lavoro, i figli o il cane, la fidanzata o la moglie, il compagno o il marito, gli incastri, il traffico, il finchè morte non ci separi … come sopravvivi?!? Semplice : con due auricolari sparati nei timpani.Mia figlia ci ha messo...quanto ci ha messo per imparare a parlare? Un anno, un anno e mezzo? E ora per imparare a tacere, quanto ci dobbiamo mettere, noi tutti? Bisogna insegnare a stare in silenzio, quando serve, quando ci sta, quando ogni altra cosa è superflua. Perché dai silenzi si impara, nel silenzio si osserva, con il silenzio si conosce. Le cose che io più mi ricordo, quelle che più mi hanno segnato, non sono le parole o i fatti, ma gli spazi e i tempi intercorsi tra una parola e un' altra, tra un accadimento e un altro. Tutto nella vita ha un suo ritmo e sono le pause e i silenzi a scandirne il divenire. E quando avremo imparato e insegnato a chiudere la bocca e ad aprire le orecchie, allora e solo allora, si tornerà ad apprezzare la Musica, ad ascoltarla con coscienza, a scriverla con consapevolezza,  a darle il giusto spazio, a restituirle la doverosa considerazione.

Mariangela Di Michele (Marydim)

 

In periferia di Milano potrebbe essere nata una band che lascerà il segno. Questi ragazzi, alla loro prima uscita discografica, con l’omonimo disco Madddog, dimostrano di avere denti affilati. Sono nati nel 2008 e negli ultimi mesi dello scorso anno hanno sfornato un album che sprigiona energia allo stato puro.

 

La musica dei Madddog è una fusione di generi talmente convincente da poter diventare quasi un modello di riferimento. C’è reggae,  punk, hard-core, hard-rock e ska, ma la loro musica va oltre il genere. Le loro melodie, originali, personali e coinvolgenti si trasmettono all’ascoltatore in modo immediato: senza nemmeno accorgersene e senza nemmeno conoscere le canzoni ci si trova a cantare con loro, a strillare UH! UH! UH! (da Burning Babylon), a battere il piede, quando non a ballare, su ritmiche che ti assalgono. Il loro non sembra nemmeno un album d’esordio. Sembra l’album furbo di una band californiana multiplatino. Persino la grafica della copertina trasmette carattere. Carattere, appunto. Questa è l’impressione che si ha ascoltando via via le loro canzoni. Il suono è importante, con una batteria e un basso monumentali, chitarre che intrecciano sapientemente riff hard rock e pennate reggae, per creare una base ritmica incalzante sulla quale il cantato si aggancia con una metrica perfetta e melodie che si imprimono nel cervello di chi li ascolta e non lo mollano più. L’apertura del disco è affidata ironicamente a Near the end, che senza timidezze mette immediatamente le cose in chiaro: due accordi per un riff durissimo e subito inizia la strofa reggae, poi bridge hard rock per creare la giusta tensione che al 50esimo secondo si distende in un ritornello liberatorio. È una sintesi perfetta dello stile che si riconosce in ognuna delle tredici tracce del disco. Funk e groove coinvolgente per Covered by fearI go crazyNRG, punk e ritmiche sincopate in EverybodyFeel likeAway; infine la chiusura è affidata aDog in the shadow, che allenta leggermente la presa di un disco che si ascolta tutto d’un fiato .Se chiudeste ipoteticamente Bob Marley, Lenny Kravitz, Red Hot Chili Peppers , i migliori No Doubt, Offspring, Green Day, in una stanza a comporre musica insieme, forse, oltre a una nube di fumo dalla dubbia provenienza, uscirebbe qualcosa che in qualche modo si avvicina alla musica dei Madddog.

 

 

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