musicamag.com

ATTENZIONE: per recensioni di album o EP occorre il supporto fisico da inviare al seguente indirizzo:

Associazione Artistica AnniVerdi - Rivista "Un'Altra Music@" - Via del Carmine, 5 - 13878 Candelo( Bi)

Per i soli annunci di EP, singoli e videoclip, non viene richiesto il supporto fisico.

Editoriale

E COSI' SANREMO HA... "SCARICATO" I NUOVI TALENTI

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDF | Stampa | E-mail

Mi ero compiaciuto, nella passata edizione del Festival di Sanremo, per il fatto che il nuovo direttore artistico, Claudio Baglioni, avesse deciso di dare notevole risalto alle cosiddette “nuove proposte”, dando continuità ad una convinzione già manifestata da Carlo Conti e cioè, che la musica italiana ha bisogno di nuova linfa e non è affatto vero che a mancare sia la materia prima. In questi giorni però Baglioni, riconfermato alla guida del festivalone, pare abbia deciso un rimescolamento della carte, portando addirittura le “nuove proposte” fuori dalle serate sanremesi. In altri termini, se il progetto sarà confermato, si avrà una sorta di kermesse riservata agli emergenti dalla quale spunteranno due vincitori. E soltanto questi acquisiranno in tal modo il diritto di varcare la soglia del teatro Ariston e verranno inseriti nel cast delle cinque serate. Intanto, va detto che non si tratta di una novità. Sino ai primi anni ’70, aveva accesso al Festival di Sanremo un solo emergente, cioè il vincitore del Festival di Castrocaro. Un esempio eclatante fu quello di Gigliola Cinquetti che nel 1964 vinse a Castrocaro e pochi mesi dopo andò a vincere anche a Sanremo con “Non ho l’età”. Evidentemente altri tempi, altre situazioni, altre dinamiche nel mondo della canzone. Era l’epoca in cui, se un giovane cantante o una band non approdavano a Sanremo, avevano però molte altre opportunità: Canzonissima, Un disco per l’estate, il Cantagiro, la Caravella di Bari, la Gondola d’Oro di Venezia, il Festival delle Rose, il Festivalbar e via elencando. Tutte queste manifestazioni però, poco alla volta, hanno esaurito il loro corso, fatta eccezione per il festivalone sanremese. Che quindi dovrebbe sentire ancora di più la responsabilità di farsi carico di nuovi talenti, consentendo loro di avere un approccio con il grande pubblico televisivo. Ma è a questo punto che scattano svariate altre valutazioni che ci conducono nella jungla del business della canzone. Il mondo della discografia è in crisi nera da anni e pare che le “nuove proposte” non siano in grado di garantire ritorni economici significativi. Togliendo però spazio sul palcoscenico dell’Ariston ad altri artisti più affermati, che una manciata di dischi riescono ancora a piazzarla con un paio di apparizioni televisive. E poi, ci sono i talent, anche questi in caduta libera perché il pubblico sta cominciando a subodorare il giochino, che però sono affiliati alle grandi televisioni ed alle pochissime major discografiche rimaste, che in qualche modo si spartiscono il “bottino” e mollano la presa, dopo avere generato attese ed illusioni. E così, le migliaia di aspiranti cantanti e musicisti, tra i quali non mancano straordinarie personalità artistiche, a volerle e saperle cercare, rimarranno orfani anche di quell’ultimo legame televisivo che era rappresentato dalle “nuove proposte” sanremesi. Sia chiaro, non che il festivalone sia il top della canzone italiana, anzi, i big autentici, dopo averlo sfruttato, non ci sono più tornati se non in veste di superospiti  strapagati. Da molti anni ormai è una rassegna riservata, salvo rarissime eccezioni, ad artisti di seconda fascia o bisognosi di una spolverata televisiva. Le espressioni migliori vanno quasi sempre ricercate tra gli ospiti. Ma per le “nuove proposte” si trattava di una vetrina comunque importante, come lo può essere (ma non ve ne sono più) una qualunque passerella televisiva in una trasmissione di grande ascolto. Il privare gli artisti emergenti anche di quell’opportunità, significa non ritenere sufficientemente monetizzabile il dare una voce ed un volto ai più giovani. Il che è meschino. Oppure ritenere che di talenti in giro non ve ne siano più. Il che invece è triste, oltre che falso.

Giorgio Pezzana

 
Home

In arte il cantautore ligure Zibba, nella vita Sergio Vallarino, sul palco una persona vera che emoziona e fa sorridere. Ed esiste un pubblico che è stufo di furbetti che strappano applausi con melodie facili perché già sentite e frasi in cui tutti si riconoscono perché chiunque potrebbe scriverle. E’ il pubblico che invece conosce a memoria le canzoni del suo terzo lavoro discografico “Una cura per il freddo” e le canta ai suoi concerti ai festival e nei music club dove si può scoprire una musica italiana che ha molto dire, ma fa fatica a farsi ascoltare.

 

Zibba sembra non inseguire i miti più comuni e non cerca nulla che non gli dia una soddisfazione reale.

 

E’ una sensazione o fa parte del tuo progetto di vita?


«Diventare ricchi ?»  dice « chissenfrega. Io non aspetto la fama per essere felice, e se il successo è vendere dischi ed avere gente che canta ai concerti, quel successo ce l’ho già. Se non guadagno ancora abbastanza per pagarmi il mutuo me ne frego, perché il mutuo non l’ho fatto. Continuando a non mentirmi e a non mentire anche il resto migliorerà».


Come vedi il futuro del mercato musicale nazionale ?


«La musica Italiana non è mai stata così varia e sfaccettata» afferma Zibba  «e forse nemmeno così confusa alle orecchie di chi ascolta. Spero ci sia sempre gente che vuole dire la sua a suo modo, come spero che nell'ambito pop si riesca a migliorare il contorno. Che cambino un po' gli schemi, le figure di riferimento in campo discografico e magari che gli spazi per l'indipendente diventino altrettanto ufficiali ed importanti per la collettività come lo sono ora i talent televisivi o il festivalone».


Esiste un rapporto tra popolarità e bravura ?


«Ci sono molti artisti popolari che sono dei grandi talenti. Credo sia un po' una moda attuale degli indipendenti, dei quali faccio parte, questa di parlare male di quelli famosi o di quelli più pop. Secondo me abbiamo tutti da imparare da tutti, se non artisticamente magari a livello manageriale o di immagine o per qualunque altro motivo».


Devi  mediare e quanto per incontrare il gusto del pubblico ?


«Scrivo sostanzialmente quello che mi piace e pare che sia questa la chiave vincente. Non mi pongo problemi, scrivo liberamente. Chiedete al mio managerone che voleva farmi levare le parolacce dai testi. Gli ho risposto di no. Ogni parola che finisce in una canzone è frutto di un vissuto che mi ha colpito. Sarebbe come fare un figlio e poi segargli un braccio perché qualcuno lo vorrebbe così. E a chi pensa che siamo dei matti a trattare le canzoni come figli rispondo che alle nostre emozioni ci badiamo noi che le viviamo».


E gli artisti, cioè voi….chi sono secondo te gli artisti?


«La musica è spesso un tutti contro tutti ove si ascoltano giudizi insensati e troppo personali: i jazzisti contro i cantautori e viceversa. Mi piacerebbe che tutti avessero il coraggio di poter trovare sempre il bello ovunque. Sopratutto nel diverso. Lanciamo appelli contro il razzismo etnico e poi giriamo le spalle ad uno che suona una musica diversa? Ipocrisia maledetta. Vorrei un ambiente musicale dove quello che faccio io in piccolo, che registro un brano come “Dauntaun” dove ci suona uno dei più grandi jazzisti in circolazione con l'ultimo dei chitarristi blues americani, poi due giovani rappers di provincia, un bluesman italiano, un pianista sconosciuto e altri quattro o cinque cristiani a caso, fosse una regola per mantenere curiosità, collaborazione e originalità sempre in piedi. Insieme. Strette di mano e condivisione degli spazi». Zibba si è esibito al premio Tenco, ma è un cantautore anomalo grazie anche ai bravi musicisti che lo accompagnano, gli Almalibre e quando gli chiediamo qual è la colonna sonora della sua vita riesce ancora a stupirci:  «Non so. Ogni giorno cambia. Però c'è una cosa che ogni volta che la sento mi fa piangere come un coglione. Ed è la registrazione di Totò che recita "A Livella"».


“Una cura per il freddo” di Zibba e gli Almalibre è edito da Universal e Cramps, il primo singolo estratto “aMMami” è disponibile come video in rete: http://www.youtube.com/watch?v=XaJACP2iSVU


 




 

 

 

 

 

 

 

Visite

Tot. visite contenuti : 770985

Chi è online

 160 visitatori online

Il Commento

ECCO I MOTIVI DELLE RECENSIONI SENZA FRETTA

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDF | Stampa | E-mail

Qualcuno in questi giorni mi ha chiesto per quale ragione le recensioni degli album su “Un'altra Music@” compaiano sistematicamente a distanza di qualche settimana, se non di qualche mese, dalla loro pubblicazione. Si tratta di una scelta o di un'esigenza dettata dalle ridotte dimensioni della nostra redazione e degli spazi sul magazine? Fermo restando che in redazione siamo in pochissimi e ci siamo imposti di ascoltare sempre tutto ciò che finisce sulle nostre scrivanie (contrariamente a quanto fanno altri che si limitano a fare il copia/incolla di quanto inviano le agenzie di stampa), il che richiede tempo, molto tempo, è anche una scelta dettata da una riflessione più ampia. Da quando le nuove tecnologie hanno di fatto ridotto ai minimi termini il mercato discografico, abbiamo assistito al trionfo dell'usa e getta che tutto divora e tutto azzera. Cosicchè, di un cd uscito oggi, sulle riviste specializzate, si parla nei prossimi cinque giorni, dopodichè cala il silenzio. Tutti ne scrivono insieme e tutti lo fanno subito. In virtù di quella esigenza di “stare sul pezzo” che, se è irrinunciabile qualora ci si occupi di cronaca, non lo è affatto quando ci si occupa di arte in genere (dalla musica al settore editoriale, dall'arte visiva alle programmazioni teatrali). In tal modo, un prodotto che ha richiesto mesi quando non anni di lavoro, “sfiorisce” in pochi giorni soppiantato da altre produzioni, destinate a fare la medesima fine. “Un'altra Music@”, ponendosi in alternativa rispetto alle dilaganti tempistiche dei lanci e della promozione discografica, non intende farsi risucchiare da questo vortice, che sta alla base del mancato consolidamento di tante produzioni discografiche, ma anche della mancata affermazione di artisti ai quali non viene più concesso il tempo di “crescere” e di entrare in sintonia con il pubblico. Il pubblicare una recensione settimane o mesi dopo l'uscita di un album, significa continuare a fare vivere quel prodotto, significa sottoporlo nuovamente all'attenzione di chi legge e di chi ascolta, recuperando le distrazioni di coloro che, fuorviati dalla frenesia delle uscite in tempo reale, si sono forse persi la possibilità di cogliere il senso di una canzone o il percorso artistico di un album. Una rivista che si occupa di musica non ha e non deve avere i tempi della cronaca. Né ha esigenze di primogenitura. Non importa se prima di noi a scrivere di quel cd sono state altre riviste. Importa la professionalità con la quale noi ci accostiamo a quel lavoro, l'attenzione che gli dedichiamo, il rispetto che portiamo a chi ci ha richiesto un parere. Oltre alla già espressa convinzione che non vi sia lavoro musicale o comunque artistico che possa esaurirsi in cinque giorni. Ed a costo di sembrare “passatista” a tale proposito mi piace ricordare che nel tempo dei vinili le canzoni di maggior successo del Festival di Sanremo occupavano le classifiche discografiche sino a maggio, per poi lasciare il posto ai brani di “Un disco per l'estate” che si contendevano i piazzamenti sino a ottobre. Altri tempi, certo. Tempi in cui la musica si ascoltava davvero ed il lavoro di un artista era un progetto al quale veniva concesso il tempo per esplicarsi e svilupparsi. Se ciò non accadeva i fattori avversi erano altri, non certo l'ansia di divorare tutto e subito.

G. Pe.

 

Login



Con la registrazione ci si iscrive automaticamente alla news letter di "un'altra Music@"